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Venerdì 15 Novembre 2019

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CREMA

Figlio conteso, ipotesi scambio di provette

Il caso su Rai Uno a 'La vita in diretta' Da Kiev mettono sotto accusa la struttura medica a cui si sono rivolti i coniugi cremaschi

La trasmissione di Rai Uno dedicata al caso dell'utero in affitto
A Cremona pende il processo penale per «alterazione dello stato civile del neonato» e il 14 gennaio sarà emessa la sentenza. A breve in Cassazione si discuterà sulla decisione presa nel procedimento civile dal tribunale dei minori di Brescia, che ha tolto il bambino alla coppia, perché il Dna non è quello del papà, giudizio confermato in appello. In attesa di sapere come andrà a finire in Italia, dove c’è un vuoto legislativo, in Ucraina sul caso della coppia cremasca che per avere un bambino ha preso in affitto un utero al BioTexCom Center for reproductive medicine di Kiev, è già stato emesso un ‘verdetto finale’, di colpevolezza. E’ quello dei giornali locali di Kiev, che, dopo il colpo di scena del Dna, accusano la struttura medica privata di «aver scambiato le provette». E’ l’informazione che Debora Ergas, giornalista de La vita in diretta (la trasmissione pomeridiana di Rai Uno condotta da Franco Di Mare e Paola Perego e che ieri ha dedicato uno spazio sul caso cremasco) ha raccolto dalla collega inviata a Kiev per capire come funziona la maternità surrogata, pratica consentita in Ucraina come in molti altri Paesi divenuti «mete del turismo procreativo ». In collegamento da Cremona, davanti al palazzo di giustizia di via dei Tribunali, ieri la giornalista Ergas ha riassunto la storia del bambino tolto un anno fa ai genitori e affidato ad una coppia che in passato ha presentato domanda per l’adozione. Una coppia che è, quindi, in uno stato di pre-adozione e se la Corte di Cassazione dovesse confermare la sentenza già pronunciata dal tribunale dei minori di Brescia, il bimbo diventerebbe adottabile. Un caso discusso in studio, sul quale si sono confrontate Eugenia Roccella, deputato del Pdl, e la giornalista e scrittrice Ritanna Armeni. In collegamento da Bologna Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio sul Turismo Procreativo. La prossima udienza si terrà il 14 gennaio 2014, Pm Francesco Messina. La coppia si dice vittima di una truffa da parte della clinica, la BioTexCom di Kiev, a cui si erano rivolta circa tre anni fa per coronare il sogno di avere un figlio. La clinica ucraina però si difende così sul suo sito: la coppia ha inviato il seme per posta e non siamo in grado di dire di chi sia. Il nocciolo della questione sta proprio qui. Di chi è figlio quel bimbo che ora è presso una famiglia in affido? A quanto pare non del cremasco. La conferma viene da Emma Avezzù, procuratore dei minori di Brescia: «L’esame del Dna — aveva dichiarato al nostro giornale — ha evidenziato che il bimbo non è figlio del cremasco e noi non potevamo avvallare ‘l’acquisto’ di un minore: il tribunale ha proceduto, levando il bambino alla famiglia cremasca e affidandolo a un’altra: sarà la Cassazione a esprimersi definitivamente nel gennaio del 2014, ma il primo e il secondo grado di giudizio hanno confermato il risultato dell’esame genetico. Poi non so, e non è compito mio scoprirlo, se la coppia era consapevole oppure sia stata raggirata dalla clinica ucraina: questa è materia penale».

19 Novembre 2013