L'ANALISI
28 Marzo 2026 - 05:05
Il sindaco di Casaletto Ceredano, Aldo Casorati, e il presidente dell'Area omogenea e sindaco di Offanengo, Gianni Rossoni
CREMA - «Le scuole, nelle piccole realtà, non hanno solo una funzione educativa. Rappresentano un valore sociale». E nelle parole del sindaco di Casaletto Ceredano, quell’Aldo Casorati che ha gettato le basi dell’alleanza tra Comuni che oggi passa sotto il nome di Area omogenea, sta lo spirito delle richieste avanzate al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, Imerio Chiappa, da parte delle amministrazioni dei comuni cremaschi al di sotto dei tremila abitanti.
Ossia quelli che vedono a rischio le proprie prime elementari da settembre, sulla scorta della legge sul dimensionamento scolastico del 2009, che fissa in 15 il numero minimo di alunni per garantirle, con una tolleranza nell’ordine del 10%. «La denatalità, all’epoca — analizza lo stesso Casorati — non era certo quella di adesso. E con una rigida applicazione, nell’arco di due-tre anni, le primarie spariranno in molti centri». Come dire, l’inverno demografico non si era ancora manifestato in tutta la sua evidenza, quando venne promulgata la riforma.
«E comunque — aggiunge il collega collega di Offanengo Gianni Rossoni, con un passato da assessore regionale delegato giusto alla Formazione e oggi alla guida del patto tra Comuni che ha nella società partecipata Consorzio.It il proprio braccio operativo — nessuno chiede di sanare situazioni critiche, ma di concedere deroghe per classi nell’ordine della decina di iscritti, dietro l’impegno delle amministrazioni a intervenire per risolvere il problema dal successivo anno scolastico».
Ed è stata la flessibilità, ad essere stata sollecitata al provveditore, collegato in videoconferenza col summit di primi cittadini cremaschi nei giorni scorsi; un vertice al quale ha partecipato direttamente uno dei suoi più stretti collaboratore, Giuseppe Bonavita.
«Ci è stata garantita buona volontà in tal senso», rivela il sindaco di Casaletto Ceredano. Seppur, facendo presente come le difficoltà riguardino la disponibilità di insegnanti. Come dire: la volontà c’è, ma tutto dipenderà dal numero di docenti garantito per il comprensorio. E se da un lato Casorati e colleghi fanno quadrato sull’istanza di deroghe; dall’altro ad essere stata investita del problema è l’Anci, quindi l’associazione nazionale dei Comuni, affinché eserciti un pressing a Roma, in partciolare sull’esecutivo, per giungere alla modifica della norma che rischia di sacrificare sull’altare di una razionalizzazione, puramente numerica, «scuole di qualità», come tiene a definirle il leader della giunta di Casaletto. E intanto, il confronto prosegue.
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