L'ANALISI
24 Marzo 2026 - 10:22
Il senatore Renato Ancorotti
CREMA - Dal referendum alla campagna elettorale il passo, a Crema, è questione di ore. Il tempo di archiviare le urne, contare i voti e leggere i numeri. Poi, subito, la politica torna a mordere. All’indomani della consultazione costituzionale sulla Giustizia – che ha visto il naufragio della riforma a livello nazionale – è il senatore di Fratelli d'Italia e stratega del centrodestra, Renato Ancorotti, a far scattare la scintilla della sfida amministrativa nella città sul Serio. E lo fa con un affondo diretto, senza giri di parole, indirizzato al sindaco Fabio Bergamaschi.
«La lettura politica del voto? Se davvero il risultato referendario avrà conseguenze sugli equilibri parlamentari, come sostiene il sindaco, allora dovrebbe iniziare a preoccuparsi guardando a casa propria». Perché i numeri, a Crema, raccontano un’altra storia. Qui il sì ha prevalso sul no con uno scarto di cinque punti. Un dato locale che Ancorotti trasforma subito in arma politica, ribaltando le parole pronunciate dallo stesso Bergamaschi nelle ore calde del dopo voto.
Il sindaco non aveva usato mezzi termini: «Il dato politico è macroscopico. Questo referendum rappresentava un pilastro dell'azione di governo». Una lettura netta, che ora diventa il terreno perfetto per il contrattacco del centrodestra. «Se quello era davvero un pilastro – insiste Ancorotti – allora, per un semplice sillogismo, anche la maggioranza di centrosinistra a Crema deve sentirsi pienamente in discussione. E questo a solo un anno dalle elezioni amministrative».
Parole che pesano, perché spostano il baricentro del dibattito: dal piano nazionale a quello locale, dalla riforma bocciata alle dinamiche politiche cittadine. È qui che la campagna elettorale inizia davvero a prendere forma, tra interpretazioni opposte dello stesso voto e un clima che si scalda rapidamente. Nel mirino del senatore finisce anche Stefania Bonaldi, oggi nella segreteria nazionale del Partito Democratico.
Il suo commento, affidato a un evocativo «L'Italia s'è desta», diventa l’ennesimo bersaglio. «Si direbbe – affonda Ancorotti – che anche i cremaschi si siano dati una sveglia. Forse è il caso di fare i conti con l’indirizzo espresso dai cittadini». Tradotto: il referendum è finito, ma la partita politica è appena cominciata. A Crema, più che altrove, il voto non chiude. Apre. E lo fa con il rumore secco delle prime cannonate elettorali.
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