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CREMA. LE BOTTEGHE DEL CENTRO

Sì ai mercatini: «Ma soltanto di qualità»

Via al tavolo operativo: sotto la lente anche parcheggi, gestione dei rifiuti e decoro urbano

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

11 Febbraio 2026 - 18:29

Sì ai mercatini: «Ma soltanto di qualità»

CREMA - Sì ai mercatini, ma con riserva. Ben vengano le bancarelle ad animare le piazze e a portare gente tra le vetrine del centro, purché la qualità dell’offerta sia all’altezza del salotto buono della città.

È questo, in sintesi, il messaggio che la neonata associazione Botteghe del Centro di Crema ha voluto mettere nero su bianco fin dalla sua prima uscita pubblica: apertura agli eventi, ma senza sconti sugli standard. Perché l’identità commerciale di un centro storico si difende anche così, selezionando, alzando l’asticella, pretendendo coerenza.

La prima riunione pubblica ha registrato una partecipazione importante: oltre trenta commercianti seduti attorno allo stesso tavolo, tra volti noti e nuove adesioni. Non soltanto imprenditori già associati a Confcommercio Provincia di Cremona, ma anche titolari di attività indipendenti del cuore cittadino. Un segnale chiaro: la volontà di costruire un percorso condiviso supera appartenenze e sigle, con l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale del centro storico.

L’incontro ha segnato l’avvio ufficiale di un tavolo di lavoro operativo chiamato a fare sintesi e a trasformare le criticità in proposte. Un organismo che dovrà coordinare iniziative, dare voce alle esigenze di negozianti e pubblici esercizi e strutturare un dialogo stabile con il Duc – il Distretto Urbano del Commercio, evitando che le richieste restino sospese nell’aria.

A fare gli onori di casa il presidente provinciale di Confcommercio, Andrea Badioni, affiancato dal referente territoriale del Cremasco Francesco Spreafico, dalla rappresentante di Terziario Donna Marianna Aschedamini e dai coordinatori del gruppo Andrea Calci e Alberto Doldi. Tutti concordi nel ribadire un concetto: partecipazione ampia e trasversale, perché solo un progetto realmente rappresentativo può incidere sulle scelte future.

«La nascita di Botteghe del Centro è un percorso aperto e inclusivo: nessuno deve rimanere indietro», ha sottolineato Badioni, esprimendo soddisfazione per una serata ricca di stimoli concreti. Il compito del tavolo sarà proprio questo: fare rete tra le attività e dialogare con le istituzioni, trasformare le istanze in azioni capaci di dare più forza al commercio e valorizzare il cuore pulsante della città.

Spreafico ha parlato di confronto franco e propositivo. Sul tavolo sono finite le criticità che da tempo accompagnano la quotidianità degli operatori: parcheggi insufficienti o poco funzionali, gestione dei rifiuti e decoro urbano. Questioni pratiche, che incidono sulla competitività del centro tanto quanto la qualità dell’offerta commerciale.

Ed è proprio sulla qualità che si è registrata la convergenza più netta. L’obiettivo dichiarato è innalzare il livello complessivo della proposta del centro, valorizzando le attività già presenti e selezionando con maggiore attenzione eventi ed espositori. Disco verde ai mercatini, dunque, ma con operatori capaci di rappresentare un autentico biglietto da visita per Crema.

Lo stesso principio dovrà valere per le iniziative promosse dall’Amministrazione comunale, dalle associazioni di categoria, dal mondo associativo e dai soggetti privati: standard più elevati, identità riconoscibile, coerenza con il profilo del centro storico.

La sensazione, al termine della serata, è quella di un cantiere appena aperto ma animato da determinazione. L’auspicio condiviso è che il confronto non resti episodico e che la collaborazione prosegua con continuità, lavorando fianco a fianco con i coordinatori Calci e Doldi, che hanno messo sul tavolo entusiasmo e pragmatismo.

Un primo passo, dunque. Non una dichiarazione d’intenti, ma l’avvio di un percorso che punta a restituire centralità alle botteghe, a difendere la qualità e a trasformare il centro storico in un luogo dove commercio, eventi e decoro urbano parlino la stessa lingua. Perché il rilancio passa anche da qui: dalla capacità di fare squadra e di pretendere il meglio, prima di tutto da se stessi.

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