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AGNADELLO. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Botte in garage, baby gang: 2 a processo

Vittime nel febbraio del 2023 un 17enne e un 14enne: «State lontani da quella ragazza»

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

10 Febbraio 2026 - 18:15

Botte in garage, baby gang: 2 a processo

AGNADELLO - ‘Young wild and free’ ovvero ‘Giovane selvaggio e libero’. La frase campeggiava in un box, il quartier generale di una compagnia di bulli, alcuni minorenni, altri maggiorenni.

Una baby gang, a sentire il racconto di una delle vittime: un giovane che il 27 febbraio del 2023, allora 17enne, con l’amico 14enne, sceso dal pullman, nel piazzale fu «accerchiato: erano in una decina».

Con l’amico fu costretto a salire su un’auto: i due vennero portati in quel box. Il 17enne fu colpito in faccia con una manata così potente da fratturargli il naso. Al suo amico fu tirato un calcio sui denti: perse gli incisivi.

I due vennero minacciati con una pistola: era una scacciacani, ma non potevano saperlo. «Non c’era il tappo rosso. Ci siamo abbassi per la paura».

La minaccia di ‘non aprire bocca’, altrimenti ‘la prossima volta avrebbero premuto il grilletto’. Perché? I due si sarebbero comportati male nei confronti di una ragazza della compagnia.

Davanti ai giudici ci sono due imputati. Altri due della banda — una ragazza di 22 anni (il garage era di casa sua) e l’amico di 21 — sono usciti dal procedimento ad aprile scorso: in udienza preliminare, hanno patteggiato, lei a 1 anno e 9 mesi. «La mia assistita non immaginava che le conseguenze del gesto di minacciare e togliere la libertà a una persona, anche solo per mezz’ora, fosse così grave: ha capito il disvalore sociale della sua azione e sta intraprendendo un percorso. Si è messa in riga, sta lavorando», aveva detto l’avvocato Carlo Alquati, difensore della femmina del gruppo. Tre anni fa, i bulli finirono agli arresti domiciliari.

Nel processo c’è una sola parte civile: il 17enne assistito dall’avvocato Doriano Aiolfi. Dopo aver riconosciuto e indicato in aula gli imputati, il giovane è tornato a quel lunedì, quando alle 18.20 con il 14enne e una amica del suo amico, nel piazzale del paese scese dal pullman. «Arrivavamo da Treviglio. Io stavo andando a casa. Siamo stati ti circondati da una decina di ragazzi. Ci hanno chiesto di salire in auto per parlare. In auto erano in quattro. Una volta in auto siamo andati verso il garage. Siamo arrivati, ci hanno detto di entrare per parlare, siamo entrati ci siamo seduti su un divano che era in mezzo al garage. Erano un po’ aggressivi e molto seri. Eravamo accerchiati. Ci hanno detto di non avvicinarci più a ... (una ragazza del gruppo)».

Il ragazzo ha raccontato che nel box volarono «schiaffi e spintoni». Dopo l’aggressione, l’amico raccontò tutto a sua madre e presentò denuncia. «Io non sono andato subito all’ospedale, un po’ per paura. Sono andato quando la mamma del mio amico ha chiamato mia madre. Ho fatto denuncia anch’io.» Il 27 maggio sarà sentito l’amico.

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