L'ANALISI
01 Febbraio 2026 - 05:35
Alfonso Alpini riceve il diploma da Giusy Serina
CHIEVE - Ci sono mestieri che, più di altri, sanno raccontare il tempo che scorre. Lavori nati insieme alla terra e all’acqua, oggi sempre più rari, che hanno segnato per generazioni il volto della pianura.
Tra questi c’è quello del camparo – o campèer nel dialetto locale – figura rurale tradizionale, diffusa soprattutto nella bassa pianura lombarda, incaricata della sorveglianza, della gestione e della manutenzione dei canali irrigui e delle rogge, oltre alla delicata distribuzione dell’acqua nei campi.
Un ruolo che un tempo comprendeva anche quello di guardiano dei terreni agricoli, punto di riferimento silenzioso ma fondamentale per l’equilibrio della vita rurale.
A questa storia fatta di dedizione e competenza è legato il nome di Alfonso Alpini, che ha appena compiuto 92 anni e si avvicina ai 93.
Dopo oltre sessant’anni di servizio, Alfonso ha deciso di congedarsi dal suo ruolo di campèer, come si dice familiarmente in dialetto, mettendo fine a una lunga esperienza al servizio dell’irrigazione dei campi, in particolare per il Consorzio della Roggia Benzona Bassa, che interessa l’intero territorio di Chieve e le aree limitrofe.
Per rendere omaggio a un percorso così significativo, gli amici del circolo Arci Boldori hanno voluto consegnargli un diploma di riconoscimento.
«Il suo è stato uno straordinario cammino professionale iniziato oltre sessant’anni fa – commentano Mattia e Antonio Vigani e Giusy Serina, promotori dell’iniziativa -. Con esperienza, passione e dedizione è diventato per tutti un punto di riferimento, sinonimo di competenza e affidabilità. Il suo non è stato semplicemente un mestiere, ma una vera vocazione».
Alfonso, aggiungono, lascia in eredità valori destinati a durare nel tempo: rispetto, stima e gratitudine. Un uomo autentico, di quelli ‘di una volta’, il cui stampo sembra oggi sempre più raro.
Lui, con la semplicità che lo contraddistingue, ridimensiona i riconoscimenti: «È stata la mia vita. Ho iniziato quasi per hobby, mentre svolgevo altri lavori, poi questa passione mi ha coinvolto sempre di più, fino a diventare una dedizione totale. Un legame profondo con l’acqua delle rogge e dei canali, capace di attraversare il tempo».
Ora, però, è arrivato il momento dell’addio, carico di ricordi e di storie da custodire, come un patrimonio prezioso della memoria agricola del territorio.
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