L'ANALISI
23 Gennaio 2026 - 08:23
SPINO D'ADDA - «Così non serve quasi a niente», sbotta il sindaco Enzo Galbiati di fronte alla certezza, comunicata dalla polizia provinciale, che l’autovelox fisso sulla Paullese non sarà installato alla fine del tratto raddoppiato, come si pensava inizialmente, dove il limite di velocità è 70 chilometri orari.


Una soluzione caldeggiata per costringere a frenare chi ha il piede pesante. Il fattore velocità, infatti, insieme al restringimento e alle manovre vietate, ha causato negli anni frequenti incidenti stradali, alcuni purtroppo mortali.
L’impianto di rilevamento attivo 24 ore su 24 verrà invece posizionato all’altezza dello svincolo di Spino est, sfruttando uno dei portali della segnaletica stradale già esistenti lungo la superstrada. Una distanza di due chilometri dall’imbuto del ponte. Dovrebbe essere pronto per i collaudi entro 60 giorni.
Si tratta di una scelta obbligata da parte della Provincia. Il codice della strada non permetteva la soluzione più vicino a fine raddoppio. Non si può infatti installare un autovelox fisso in un punto dove il limite di velocità non è costante da almeno un chilometro in entrambe le direzioni.
Nel tratto tra la fine del raddoppio e il ponte in poche centinaia di metri si passa dai 110 sulla superstrada, ai 90 e poi ai 70 orari.
«Allo svincolo di Spino est, ovvero due chilometri prima del tratto critico, l’autovelox non avrà effetti sulla sicurezza del tratto prima del ponte – sottolinea Galbiati –: i soliti incoscienti continueranno a correre, mettendo a rischio la propria e l’altrui vita. A questo punto chiediamo che almeno venga chiuso subito l’accesso diretto dalla Paullese alla stazione di servizio Tamoil. Riteniamo sia l’unico modo per evitare le manovre spericolate e vietate di coloro che, in barba alla riga continua di mezzeria, arrivano dal ponte e svoltano a sinistra per entrare nel distributore. Sovente, gli incidenti stradali più gravi dell’ultimo decennio sono stati provocati proprio da questa imprudenza».
In Provincia, però, non vogliono rischiare un maxi contenzioso da oltre un milione di euro con la compagnia petrolifera e il gestore della stazione di servizio. La chiusura dell’accesso sarà inevitabile, ma solo quando verrà raddoppiato il ponte.
Se ne parlerà almeno tra un anno, sperando che il cantiere possa essere avviato nel 2027. A quel punto il distributore rimarrà accessibile solo dal paese.
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