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Vescovato ricorda don Luisito Bianchi con “Le stagioni di un vecchio Lunario”

Chiesa di San Leonardo gremita per lo spettacolo organizzato dalla Pro Loco, tra musica e letture dei testi del sacerdote e scrittore che ha segnato mezzo secolo di cultura cristiana, insegnando il valore della gratuità e della memoria del territorio

Antonella Bodini

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12 Gennaio 2026 - 11:26

Vescovato ricorda don Luisito Bianchi con “Le stagioni di un vecchio Lunario”

VESCOVATO - Un paese che ha sempre portato nel cuore e che domenica gli ha reso omaggio con lo spettacolo “Le stagione di un vecchio Lunario”. Chiesa di San Leonardo gremita per l’iniziativa voluta dalla Pro loco, in collaborazione con diverse realtà territoriali, in ricordo di don Luisito Bianchi, figura poliedrica e tra le più singolari della cultura cristiana degli ultimi cinquant’anni.

Nato a Vescovato fu prete e scrittore, ma anche insegnante presso il Seminario vescovile di Cremona, traduttore, assistente Acli, missionario in Belgio, operaio turnista ai forni della Montecatini di Spinetta Marengo in provincia di Alessandria, benzinaio, inserviente, infermiere e poi cappellano presso l’Abbazia di Viboldone.

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Ma soprattutto fu un uomo che ha sempre messo al centro della propria esistenza il tema della gratuità. L’ha vissuta, l’ha testimoniata, l’ha predicata e l’ha narrata lasciando in eredità scritti e testi che domenica hanno accompagnato diversi intermezzi musicali, brani classici, sacri e moderni, interpretati da Marta Cataldi, Jacopo Sgarzi, Lorenzo Marvin Piovani, Giulia e Leonardo Natalicchio. In un viaggio che ha toccato il cuore dei presenti e le corde più profonde dell’anima.

Le sue radici sono germogliate in un paese, Vescovato, che ha sempre portato nel cuore – hanno spiegato gli organizzatori – e al quale era particolarmente attaccato. I suoi testi sono ambientati spesso nella tradizione della nostra terra, i suoi scritti sono volti alla riscoperta di quelle emozioni che ci appartengono; la cascina, la chiesa, l’oratorio, la scuola, la fabbrica, la guerra e i campi sono lo scenario e il teatro di giochi, di fatica, di sudore e di scelte”.

Dal piccolo paese immerso nella pianura padana, che don Bianchi descriveva come “un paese sagomato pressappoco a forma di croce… questo paese si chiama Vescovato, ed è il mio paese. Gli voglio bene, vi sono nato” fino allo scorrere delle quattro stagioni per un viaggio nella memoria storica del territorio che ha davvero commosso i presenti.

“Rendendo vivo il ricordo di don Luisito e accogliendo i suoi scritti come insegnamento e ispirazione – hanno concluso gli organizzatori – si è reso omaggio ad un uomo testimone di gratuità, con radici molto profonde nel suo territorio ma con uno sguardo verso il futuro visto con occhi disincantati, consapevoli delle fatiche, pieni di fiducia e speranza”.

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