L'ANALISI
07 Gennaio 2026 - 17:34
ROMANENGO - Sandro Dappiè è morto per asfissia. Quando i vigili del fuoco lo hanno estratto dalla mansarda della sua casa, ormai divorata dalle fiamme, era già privo di vita. Lo ha stabilito il medico, intervenuto nell’immediatezza, insieme ai soccorritori del 118. Questa sembra essere, almeno per ora, l’unica certezza relativa alla tragedia che si è consumata la sera dell’Epifania nella villetta in fondo a via Ripafredda, nel centro del paese.
Serviranno ulteriori verifiche per poter stabilire le cause del rogo. Al momento è certo che l’incendio sia partito dalla mansarda dell’abitazione. Altrettanto sicuro che il salvavita abbia fatto il suo lavoro: è scattato togliendo la corrente. Resta da definire con certezza da dove si siano originate le fiamme. Non è affatto semplice, proprio per i danni ingenti prodotti dall’incendio. Il tetto è stato in parte scoperchiato dalle squadre dei vigili del fuoco per circoscrivere e poi spegnere le fiamme e la mansarda della villetta è inagibile. Nel locale c’era una stufetta: al momento è solo un’ipotesi che sia stato il malfunzionamento dell’apparecchio ad innescare il rogo.
Dappiè, 55enne con un lavoro da operaio nell’azienda metalmeccanica Iltom, viveva da solo nella casa in fondo a un vicolo laterale di via Ripafredda. Vedovo da qualche anno, in precedenza aveva abitato anche a Soncino. Non aveva figli e i familiari risiedono nel Piacentino. In paese lo si vedeva spesso, partecipava anche a iniziative pubbliche, come ha confermato il sindaco Federico Oneta, che lo conosceva. Una persona affabile e cordiale, che aveva saputo inserirsi nella comunità romanenghese.
A dare l’allarme, ieri sera, un vicino di casa che si era accorto delle fiamme che uscivano dal tetto. La squadra del distaccamento di Crema è salita in mansarda riuscendo ad estrarre l’operaio, quando però non c’era ormai più nulla da fare. Non è escluso che Dappie sia stato colpito da un malore oppure che sia caduto — magari nel tentativo proprio di lasciare l’abitazione o di spegnere le fiamme — e abbia picchiato la testa rimanendo privo di sensi. Ipotesi al vaglio dei carabinieri.
Mentre gli operatori del servizio sanitario di emergenza cercavano inutilmente di rianimare l’operaio, i vigili del fuoco si sono dati da fare per domare l’incendio, evitando che si propagasse al resto dell’edificio, una porzione di cascina ristrutturata. In loro supporto sono intervenuti i colleghi di Lodi, con l’autoscala, e un equipaggio di Orzinuovi. Le operazioni sono andate avanti sino a tarda ora, inizialmente per circoscrivere le fiamme che avevano raggiunto il tetto.
Oggi in paese il cordoglio era unanime, così come nell’azienda dove Dappiè lavorava da anni. Resta da fissare la data del funerale.
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris