L'ANALISI
07 Gennaio 2026 - 13:04
CREMONA - Si è tolto la vita nelle prime ore dell’Epifania nel carcere di Cremona Franco Pettineo, 52 anni, detenuto in attesa di giudizio per l’omicidio della compagna Sabrina Baldini Paleni, 56 anni, strangolata il 13 marzo dello scorso anno nella loro abitazione di Lambrinia di Chignolo Po.
La prossima settimana l’uomo sarebbe dovuto tornare in aula a Pavia per il processo davanti alla Corte d’assise. Secondo la direzione della casa circondariale di Ca’ del Ferro non ci sono dubbi sulle cause del decesso. «I familiari si sono chiusi nel loro enorme dolore per la terribile vicenda che li ha colpiti», ha commentato l’avvocato di parte civile Giacomo Badinotti.
Il delitto risale alla sera del 13 marzo, al termine di una lite per motivi economici nella villa di via Mariotto. Pettineo, secondo quanto da lui stesso ammesso, «ha perso la testa» e ha ucciso la donna strangolandola. Dopo aver trascorso la notte accanto al cadavere, la mattina successiva è uscito di casa, è salito sulla sua Dacia nera e ha vagato tra Lodigiano e Milanese, forse già con l’idea di farla finita. È stato rintracciato nel primo pomeriggio nel Cremasco dai carabinieri di Pavia con i militari della stazione di Pandino.
«Abbiamo litigato, l’ho strangolata», aveva confessato ai pm Andrea Figoni e Valentina Biscottini. La confessione era stata ribadita anche nell’interrogatorio di garanzia. Il tribunale di Cremona aveva poi convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere.
Sabrina, oss in una Rsa di Casalpusterlengo, aveva avuto due figli dal precedente matrimonio, celebrato con il fratello di Pettineo. La figlia Selene aveva raccontato il dramma vissuto dalla madre, descrivendo un rapporto segnato da controllo e isolamento. Proprio Selene, la mattina del 15 marzo, aveva dato l’allarme dopo ore di silenzio anomalo. Alle 10 la tragica scoperta.
«Un detenuto si è suicidato impiccandosi nella sua cella della Casa Circondariale di Cremona. Inizia così dal penitenziario cremonese la tragica conta dei morti di carcere e per carcere del nuovo anno, dopo che il 2025 si è concluso con 78 ristretti (più 2 internati in REMS) e 4 operatori che si sono tolti la vita. Una scia di morte che, nostro malgrado, attraversa gli anni senza trovare argini compiuti, così come non trovano soluzioni concrete le problematiche generali che affliggono il sistema penitenziario e le difficoltà patite da chi vi è recluso e da chi vi lavora, in primis le donne e gli uomini del Corpo di Polizia penitenziaria», dichiara Gennarino De Fazio, Segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria.
«Non solo il sovraffollamento, a Cremona 606 detenuti sono stipati in 384 posti (+58%), la mancanza di agenti, appena 208 quando ne necessiterebbero almeno 335 (-38%), le deficienze strutturali e infrastrutturali, le carenze sanitarie, le difficoltà organizzative, ma anche politiche gestionali che non garantiscono una guida certa alle carceri acuiscono i problemi. Proprio a Cremona da anni mancano sia il Direttore sia il Comandante della Polizia penitenziaria titolari, circostanza che, al netto della dedizione e delle indubbie capacità degli attuali facenti funzioni, non consente una progettazione di ampio respiro e, inevitabilmente, imprime un senso di precarietà complessiva», aggiunge.
«A livello nazionale i detenuti sfiorano ormai le 64mila presenze a fronte di soli 46.081 posti, con un sovraffollamento di oltre il 138%, mentre alla Polizia penitenziaria mancano nelle carceri 20mila agenti. Noi continuiamo a pensare che servano subito reali misure deflattive della densità detentiva, per potenziare gli organici del personale, assicurando anche a ogni carcere un direttore e a ciascun reparto della Polizia penitenziaria un comandante in pianta stabile, nonché per garantire l’assistenza sanitaria, ammodernare ed efficientare gli edifici e le tecnologie e avviare riforme complessive», conclude De Fazio.
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