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L'ANALISI DI EXCELSIOR UNIONCAMERE

Quasi 7mila nuovi posti, ma l’offerta ora è in calo

Resta difficile trovare personale e il 22% delle assunzioni riguarderà lavoratori immigrati

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

05 Gennaio 2026 - 05:15

Quasi 7mila nuovi posti, ma l’offerta ora è in calo

CREMONA - Mentre le previsioni sul Pil 2026 sono poco soddisfacenti (+0,47% secondo la Cgia) quelle sugli ingressi nel mondo del lavoro fanno rialzare la testa alla nostra provincia perché, seppure in lieve flessione rispetto al passato, restano buone. La domanda c'è, l'offerta dipende… dal settore. Quel che si sa però è che entro la fine di febbraio sono previsti 6.980 nuovi contratti di cui 1.470 – stando alle previsioni di Excelsior Unioncamere – già attivati alla fine dell'anno appena oltrepassato. Significa che da qui al 28 di febbraio saranno 5.510 gli ingressi cremonesi nel mondo del lavoro: calcolatrice alla mano, più di 100 al giorno.

Il 56,1% dei nuovi contratti cremonesi riguarderà il settore dei servizi, segue il 39,9% relativo al settore dell'industria, mentre il primario si ferma a 4,1% anche a causa della stagione invernale che notoriamente prevede un minore impegno in agricoltura. Il tasso di entrata in provincia di Cremona è di 1,7 e cioè 1,7 nuovi contratti ogni 100 dipendenti: dato in linea col resto della Lombardia, dove la media, influenzata parecchio dalla situazione di Milano, è comunque poco superiore e cioè pari a 2 ogni 100.

Nonostante le cifre siano buone e indicative di un certo fermento a livello occupazionale, tipico di ogni fine e inizio anno, l'osservatorio Excelsior sottolinea che «rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente emerge un rallentamento della domanda di lavoro: il fabbisogno occupazionale delle imprese è diminuito del 5,9% nel mese di dicembre e del 6,2% nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026». Le imprese inoltre continuano a segnalare forti difficoltà nel reperimento del personale, dichiarando di avere problemi a trovare il 46% dei profili richiesti.

Il bollettino – realizzato appunto da Unioncamere insieme al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, grazie al Programma nazionale giovani, donne e lavoro cofinanziato dall'Unione europea – fa sapere che nel complesso l'industria italiana subisce una flessione del 9,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e nel trimestre le attivazioni contrattuali previste sono pari a 357mila, con un calo del 6,3%. Insomma, luci e ombre.

Tra le professioni intellettuali e scientifiche, il 47,9% dei profili risulta difficile da reperire. I più difficili da trovare sono gli specialisti nelle scienze della vita, gli analisti e progettisti di applicazioni e gli ingegneri. Anche tra le professioni tecniche, il 53,2% è segnalato come di difficile reperimento e le maggiori difficoltà si segnalano tra i tecnici della gestione dei processi produttivi, seguiti dai tecnici in campo ingegneristico, dai tecnici della salute e dai tecnici informatici e delle telecomunicazioni.

Tra le professioni qualificate nei servizi, invece, le imprese segnalano difficoltà nel reperire operatori della cura estetica (difficoltà pari al 57,3%), figure dei servizi sanitari e sociali (54,6%), personale della ristorazione (52,1%). Infine, tra gli operai specializzati le difficoltà più elevate riguardano i fabbri e ferrai costruttori di utensili (73,3%), i meccanici artigianali e manutentori (71,4%), gli addetti alle rifiniture edilizie (70%), i fonditori, saldatori e lattonieri (70%) e gli operai specializzati del tessile e abbigliamento (68,7%).

Per quanto riguarda il settore primario, tra le professioni maggiormente richieste emergono criticità nel reperimento sul mercato di allevatori e operai specializzati della zootecnia (65,1%) e di conduttori di macchine agricole. Excelsior fa infine sapere che le imprese prevedono di coprire una parte significativa delle assunzioni annunciate con personale immigrato: si tratta del 22,7% delle entrate complessive.

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