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Presepe con una sedia vuota: «Michele, noi ti aspettiamo»

Nella chiesa di San Siro dedica speciale al neonato che ha già subito due interventi chirurgici rischiosissimi. Don Piccinelli: «Quel posto è per lui»

Matteo Berselli

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redazioneweb@laprovinciacr.it

29 Dicembre 2021 - 05:15

Presepe con una sedia vuota: «Michele,  noi ti aspettiamo»

Il presepe allestito in chiesa

SORESINA - Si ispira alla dottrina di papa Francesco e il titolo, ‘Fratelli Tutti’, ne è la chiara dimostrazione. Ma il presepe allestito nella parrocchiale di San Siro, ai piedi dell’altare, non è solo un’esortazione alla fratellanza.

Racchiude un significato ancora più tenero e speciale: dal cuore della comunità religiosa, si propone di lanciare una preghiera e un messaggio di speranza nei confronti del piccolo Michele, un bimbo venuto alla luce due settimane fa e che a pochi giorni dalla nascita ha già subito due interventi chirurgici rischiosissimi, il primo alla clinica Mangiagalli e il secondo al Niguarda.

piccinelli

Don Angelo Piccinelli, parroco di San Siro a Soresina

PREGHIERA E SOLIDARIETA' FRATERNA.

I fedeli di Soresina in queste ore l’hanno ‘adottato’ nella preghiera e nella solidarietà fraterna, e tengono accesa la speranza che possa presto conoscere la propria casa, stretto nell’abbraccio dei suoi genitori.

La rappresentazione allestita nei giorni scorsi, e la sua profonda simbologia, sono descritte dal parroco, don Angelo Piccinelli. «Il Bambino Gesù è attorniato da dieci bambolotti artistici, che ritraggono altrettante etnie umane in maniera somigliantissima. 

Il Natale è la chiave che ci consente di leggere la storia umana nella prospettiva della fratellanza

Sono tratti dalla collezione Anna Triboldi e sono stati accomodati su alcune seggioline. Attorno a Gesù, in un ideale meraviglioso girotondo planetario, sono stati convocati i bambini di tutto il mondo. Ma una sedia, una sola, è rimasta vuota. È quella preparata per Michele: arrivato tra noi con qualche problema di salute sta rivelando, tuttavia, una voglia di vivere eccezionale, magnifica e sorprendente. Lo stiamo aspettando. E con lui attendiamo, attorno al bambino di Betlemme, tutti i neonati che lottano per non soccombere alla guerra, alla fame, all'abbandono, all'aborto».

Non suona quindi blasfemo l’accostamento tra due attese distanti nel tempo oltre duemila anni eppure cristianamente niente affatto lontane.

«Il Natale – continua il sacerdote - è la chiave che ci consente di leggere la storia umana nella prospettiva della fratellanza. Nel volto di Gesù scopriamo, infatti, che il Dio eterno e inaccessibile è essenzialmente ‘padre’: e che, per un inaudito disegno d'amore, ci adotta tutti come figli. Strumento dell'adozione è il suo unigenito, cui ha dato una carne come la nostra e un cuore che batte: come quello di Michele. A rischio di arresto: come quello di Michele. E dei polmoni per respirare: come quelli di Michele. A rischio di insufficienza: come quelli di Michele».

La vicenda personale del piccolo soresinese si intreccia poi col messaggio di fratellanza universale che, sotto il pontificato di Bergoglio, riecheggia in ogni angolo del pianeta.

«La seggiolina vuota accanto a Gesù neonato è un appello ed una provocazione: Michele e tutti i bambini del mondo che dovrebbero occuparla, il loro spasmodico anelito di vita ci invitano a saziarci di una speranza audace, che non teme di misurarsi con ciò che è grande e riempie il cuore, lasciandoci rigenerare nella verità, nella bontà, nella giustizia e nell'amore. Poiché siamo davvero fratelli... tutti».

Dopo quella per il Natale, c’è un’altra attesa che fa trepidare i cuori dei soresinesi: aspettano tutti buone notizie dall’ospedale milanese in cui è ricoverato il loro piccolo concittadino. Col pensiero, con la preghiera, con parole di conforto ai suoi familiari, ognuno cerca di aiutarlo come può, cercando di vincere la distanza che fisicamente lo tiene ancora lontano. Per l’inizio dell’anno nuovo, non solo don Angelo e la comunità religiosa, ma anche i tanti frequentatori della parrocchia che si sono commossi davanti a quella piccola sedia rimasta vuota, non chiedono altro che un dono: la certezza che presto potrà essere occupata.

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