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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Babbo Natale e il bisogno di credere alle bugie

A volte fanno anche bene: l’importante è esserne consapevoli, non crederci davvero. Perché una sola cosa non teme smentite: la verità

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

12 Dicembre 2021 - 05:30

Babbo Natale e il bisogno di credere alle bugie

Ha suscitato grande scalpore in tutta Italia la notizia che il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, nel corso di una celebrazione religiosa ha svelato ai bambini la più triste delle verità: Babbo Natale non esiste. La rivelazione ha fatto subito il giro del web e, di semplificazione in semplificazione, è ben presto diventata virale, suscitando i più disparati commenti.

Poi «don Tonino» - come ama essere chiamato - ha precisato il senso delle sue parole, ma come sempre l’approfondimento ha avuto meno successo della frase shock: la frittata ormai era fatta. A nulla è servito al vescovo precisare di aver detto che «Babbo Natale esiste come persona immaginaria, non come persona reale» e che il suo obiettivo non era far piangere i bambini, ma ricordare a tutti che «il vero protagonista del Natale è Gesù che nasce», non il vecchio con la barba bianca che porta i regali con la renna, «simbolo di una cultura consumistica del mangiare, bere e vestire», tanto che ormai non si capisce più se è stato Babbo Natale a entrare negli spot della Coca Cola o la pubblicità ad impossessarsi del personaggio più noto a livello planetario insieme a Messi, Cristiano Ronaldo e Beyoncé (e per fortuna Madonna non è più al top, altrimenti sai che confusione!).

Il caso, per quanto divertente, porta a due riflessioni: la prima riguarda l’assoluta inaffidabilità di gran parte delle «notizie» che circolano sul web. Siamo circondati da autentica spazzatura, montagne di fake news che nessuno controlla e smaschera, ma che sono in grado di condizionare pesantemente l’opinione pubblica e le menti più fragili.

Distinguere notizie vere, verosimili e false è diventato sempre più difficile, e quali conseguenze possa comportare è sotto gli occhi di tutti, non solo in materia della salute (come dimostra il proliferare delle teorie complottistiche e no vax contro le ragioni della scienza nella lotta alla pandemia) ma anche nella vita di tutti i giorni (è di giovedì la notizia di un furto compiuto a Cremona da due truffatori: uno ha bussato alla porta fingendosi addetto dell’acqua pubblica, l’altro poco dopo si è fatto aprire presentandosi come un poliziotto in borghese sulle tracce del primo, mostrando la sua foto per risultare più credibile. Morale: le vittime hanno creduto alle false verità e si sono ritrovate con la casa svaligiata!).

La seconda riflessione riguarda il nostro bisogno, ogni tanto, di credere a qualche bugia, come è successo per esempio nella primavera del 2020, durante i giorni più duri del lockdown, quando per farci coraggio esponevamo sui balconi cartelli e lenzuola con la scritta «andrà tutto bene». Non è andata esattamente così, purtroppo. Ma spesso le «bugie bianche» sono una comoda fuga dalla realtà. A volte fanno anche bene: l’importante è esserne consapevoli, non crederci davvero. Perché una sola cosa non teme smentite: la verità. Possiamo stare al gioco solo se lo decidiamo noi, non qualcun altro.

Se questo concetto è chiaro, in attesa di… Babbo Natale, stasera faremo bene a preparare una ciotola d’acqua e un po’ di farina per l’asinello di Santa Lucia. Perché domani mattina, quando i nostri figli troveranno i regali che avrà consegnato durante la notte, i loro occhi brilleranno di meraviglia. E niente varrà di più. Solo per mezz’ora, però: poi tutti a scuola, per imparare la storia, la geografia e la matematica. E a distinguere il falso dal vero.

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