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CORONAVIRUS. LE RIAPERTURE

Con il plateatico si apre, senza no: «Noi presi in giro»

L’emozione di chi può ricominciare e l’amarezza degli esclusi

Nicola Arrigoni , Stefano Sagrestano

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cfrancio@laprovinciacr.it

18 Aprile 2021 - 06:55

Con il plateatico si apre, senza no:  «Noi presi in giro»

CREMONA/CREMA (18 aprile 2021) - Plateatico cercasi disperatamente per tornare a respirare, per tornare a lavorare. Le regole per un’apertura dal rischio calcolato non piacciono: fanno tirare un sospiro di sollievo ad alcuni, mentre condannano altri all’asporto ancora fino ad inizio giugno. Un discrimine che rischia di dividere il mondo della ristorazione fra chi potrà allestire tavolini all’esterno e chi no.

A CREMONA. Carpe diem, cogli l’attimo... si legge sulla facciata del ristorante La sosta di Claudio Nevi. «L’attimo io lo coglierei volentieri, ma come posso fare?». Si chiede il patron de La Sosta, con al fianco il figlio Alessio. «Chiederò al Comune di avere uno spazio per il plateatico, ma la vedo molto dura. Mi hanno già anticipato che bisogna tenere conto della viabilità e dei posti d’auto per i residenti. Credo che mi aspettino ancora sei settimane di chiusura. Poi a giugno si riaprirà. Il mio locale in realtà nei mesi estivi ha sempre registrato un calo di presenze, la gente con la bella stagione preferisce stare all’aperto. Ma in tempi normali si era lavorato nel resto dell’anno... oggi le cose si fanno più difficili. Mi pare una presa in giro, questa del plateatico: il distanziamento lo si può rispettare e io l’ho rispettato all’interno del mio locale».

«Siamo emozionati come se dovessimo pensare all’inaugurazione di un nuovo locale — confessa Ambra Mazzolini, fra i proprietari del ristorante Chocabeck —. Se si escludono un paio di settimane a gennaio, è da ottobre che non serviamo una cena. È emozionante pensare di poter riaprire ma un ristorante come il Chocabeck, che necessita di 12 persone per poter funzionare adeguatamente, ha bisogno di una prospettiva per poter riaprire i battenti. La possibilità di utilizzare lo spazio all’aperto e magari di ampliarlo ci permette di riprendere. Solitamente i posti en plein air sono 200, che diventeranno la metà con il distanziamento. Se poi il plateatico sarà espandibile come sembra possa concedere il Comune ancora meglio. Noi siamo pronti, emozionati come se fossimo al nostro primo giorno di apertura. Emotivamente quella del prossimo 26 aprile sarà una sorta di nuova inaugurazione».

A CREMA. I ristoratori cremaschi hanno forti dubbi sull’efficacia dei provvedimenti annunciati dal premier. C’è anche chi proprio non li accetta: è il caso di Pietro Coroneo, titolare dell’Amos Platz nella centralissima via Mazzini. Per lui, il fatto che il 26 non si possa aprire se non all’aperto significa un notevole disagio, trovandosi il suo locale con cucina bavarese, che è anche una birreria, in una caratteristica cantina del ‘600, di uno storico palazzo signorile. «Sto valutando se posizionare tavoli e sedie in via Mazzini, così da dare un servizio in più ai clienti, sfruttando il fatto che il Comune ci concede il plateatico gratuito sino al 30 giugno e poi probabilmente prolungherà l’agevolazione». Ma come forma di protesta, già ora Coroneo sta lavorando. «Porto avanti una protesta gentile, i vigili sono venuti e mi hanno multato, ma io vado avanti». Nei giorni scorsi è stato anche a Roma a manifestare con la categoria, per chiedere di riaprire e ripartire. «Con questa mia scelta riesco a pagare la bolletta per evitare per la seconda volta il taglio della luce. Ringrazio immensamente i coraggiosi che, sfidando il dpcm, sono venuti a mangiare in birreria, ma anche chi ci ha sostenuto con l’asporto. E un ringraziamento va anche alle forze dell’ordine, nonostante la multa. Sappiamo che non possono fare diversamente perché eseguono ordini ricevuti dall’alto, ma i loro modi gentili, la loro comprensione e le scuse che mi hanno porto sono stati significativi». A questo punto Coroneo attende i contenuti del nuovo decreto: «Al momento mi sembra un’ulteriore presa in giro questa differenziazione tra plateatico e non. Ricordo che in una nota catena di ristoranti autostradali la gente entra, pranza e cena tranquillamente al tavolo, rispettando le distanze. Nel resto d’Italia, invece, si fanno fallire le attività. Noi proseguiamo con la protesta gentile: siamo aperti con i consueti orari, anche la sera, sia per l’asporto sia per pranzare e cenare da noi».

Antonio Bonetti, titolare del ristorante Bistek di Trescore Cremasco, valuterà nei prossimi giorni come muoversi: «Ho degli spazi all’aperto da attrezzare, ma certo la stagione non è ancora così favorevole, specialmente per cenare. Non capisco perché non prevedono anche la possibilità, almeno a pranzo e in zona gialla, di mangiare al chiuso, rispettando ovviamente tutte le disposizioni di sicurezza e distanziamento, per le quali peraltro siamo perfettamente attrezzati. Insomma, come avveniva in zona gialla nei mesi scorsi. Quello che dovrebbe cambiare sono i controlli. Finora non si sono mai visti: che comincino, almeno non penalizzeranno tutti, ma saranno fermati solo coloro che non rispettano le regole».

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