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Venerdì 25 Settembre 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il teorema di Calderoli nel Bestiario della politica

Il teorema di Calderoli nel Bestiario della politica

Va bene parlare «la lingua della gente». Va bene semplificare. Va bene perfino solleticare la pancia. Ma le frasi pronunciate giovedì in Parlamento dal senatore Roberto Calderoli finiranno di diritto nel meno prestigioso libro sacro della politica italiana: il Bestiario, corposo volume che raccoglie tutte le peggiori esternazioni di chi ricopre una carica pubblica: ministri, deputati, senatori, sottosegretari, sindaci, assessori, consiglieri comunali... In discussione, quel giorno, a Palazzo Madama c’era un decreto legge mirato a cancellare la decisione del Consiglio regionale della Puglia di eliminare l’obbligo del doppio voto di genere nelle elezioni locali in programma il 20 e il 21 settembre prossimi. In pratica, con quel provvedimento poi approvato a maggioranza (149 sì e 98 astenuti) Roma ha fatto valere il suo «potere superiore» per impedire che un ente locale vanificasse lo sforzo collettivo compiuto dal Paese negli ultimi anni per garantire pari opportunità in politica a uomini e donne. Con il suo passato di ministro per le Riforme istituzionali e per la Devoluzione - ma sopratutto di duro e puro del federalismo, quando ancora il suo partito si chiamava Lega Nord - Calderoli avrebbe tranquillamente potuto dichiarare guerra allo Stato centralista (in gioventù avrebbe detto a «Roma ladrona»), tornando a sventolare la bandiera dell’indipendenza delle Regioni, come faceva sulle rive del Po, quando affiancava Umberto Bossi nel sacro rito dell’ampolla. L’avesse fatto, nessuno avrebbe eccepito, al massimo Calderoli sarebbe apparso fuori moda o fuori dal tempo. E chissà se Matteo Salvini, seduto al suo fianco lo avrebbe applaudito lo stesso.

E invece no: il senatore bergamasco se ne è uscito con un’obiezione di tutt’altro tenore. Testualmente: «Qualcuno dice che questo decreto è fatto per favorire la parità di accesso. Ve lo dice un umile e modesto conoscitore della materia elettorale: chi la conosce sa che in collegi che hanno a disposizione un numero di candidature che va da due a sette, quindi piuttosto piccolo, la doppia preferenza di genere danneggia il sesso femminile, perché normalmente il maschio è maggiormente infedele della femmina...». Immediato il brusio in aula, inascoltato l’invito alla sobrietà di Ignazio La Russa, presidente di turno dell’assemblea: «Senatore Calderoli, non andrei oltre: si sta avventurando...». Con caparbietà degna di miglior causa, e ignorando il consiglio, il senatore Calderoli ha continuato imperterrito a spiegare il suo assurdo teorema: «Il maschio solitamente si accoppia con quattro o cinque rappresentanti del gentil sesso, cosa che la donna solitamente non fa. Il risultato è che il maschio si porta i voti di quattro o cinque signore e le signore non vengono elette». Come un vicepresidente del Senato, da 28 anni consecutivi in Parlamento, possa uscirsene con una simile teoria resta un mistero. A parte il fatto che i conti non tornano neppure dal punto di vista matematico (se una donna si accoppiasse davvero con un solo partner nella vita, gli uomini dove troverebbero le «femmine» necessarie per i loro molteplici excursus sessuali? E poi: siamo sicuri che un politico sia in grado di rendere le donne elettrici talmente felici da garantirsi il loro voto in cabina elettorale dopo averle rimpiazzate con altre concubine?), a parte tutto questo, la tesi è palesemente insostenibile. Certo, una simile affermazione può anche non stupire, considerando che da quella bocca in passato era uscito anche di peggio: nel 2013 Calderoli paragonò a un orango Cécile Kyenge, il primo ministro italiano di pelle nera e di origine africana. Quell’affermazione fece il giro del mondo, fu censurata dal presidente della Repubblica e da tutte le più alte cariche istituzionali ed è costata a Calderoli una condanna penale a 18 mesi per diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale. Di tenore simile le dichiarazioni rilasciate nel 2006, dopo che la Nazionale italiana vinse i Mondiali di calcio, battendo in finale la Francia, squadra simbolo di integrazione: «Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità: una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti e calabresi ha vinto contro una squadra che ha perso schierando negri, islamici e comunisti», commentò Calderoli, che solo pochi mesi prima aveva sventolato in tv una maglietta raffigurante Maometto, suscitando l’ira dei musulmani e risollevando lo spirito anti- italiano che covava in Libia fin dai tempi del colonialismo. Nel clima di tensione suscitato dalla performance del ministro bergamasco dopo pochi giorni maturò la sanguinosa rivolta di Bengasi (davanti al Consolato italiano che da allora non è più stato riaperto): la polizia libica sparò sulla folla e uccise undici manifestanti. Il giorno dopo Calderoli rassegnò le dimissioni, su esplicita richiesta dell'intero governo e di tutta l’opposizione e con un richiamo a «comportamenti responsabili» dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Nel curriculum dell’inaffondabile politico bergamasco - puntualmente rieletto a ogni elezione - non sono mancate le prese di posizione contro gli omosessuali: da «la civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni: qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni» a «questi culattoni hanno nauseato: Pacs e porcherie varie hanno come base l'arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni sono fuori luogo e nauseanti». Ma il paradosso politico della carriera istituzionale di Calderoli è rappresentato dalla perentoria definizione che lui stesso ha dato della riforma elettorale che portava il suo nome (ed è stata poi abolita dalla Corte Costituzionale perché ritenuta illegittima): «Una porcata». Da qui il nome «Porcellum» con il quale è passato alla storia il sistema elettorale che aboliva la possibilità per l’elettore di esprimere le preferenze e prevedeva un premio di maggioranza alla liste (o coalizioni di liste) che avessero ottenuto il maggior numero di voti. Certo, il senatore Calderoli non è l’unico politico scivolato su dichiarazioni incaute: nel 2011 l’ex ministro Mariastella Gelmini esaltò l’inesistente tunnel di 730 chilometri «costruito fra il Cern di Ginevra e i laboratori nazionale del Gran Sasso» attraverso i quali i neutrini di un esperimento avrebbero viaggiato ad una velocità superiore a quella della luce; due anni fa anche il ministro soncinese dei Trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli celebrò un tunnel inesistente, stavolta sotto il Brennero; in tempi più recenti alcuni parlamentari pentastellati hanno dimostrato tutti i propri limiti in geografia (dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha collocato il generale Augusto Pinochet in Venezuela anziché in Cile, ai deputati che nei giorni scorsi hanno solidarizzato con «il popolo libico» per la terribile esplosione di Beirut capitale del Libano) per arrivare alla deputata Sara Cunial - espulsa dal M5S - secondo la quale il vaccino contro il Coronavirus, quando arriverà, «non servirà a niente», anzi sarà «un genocidio gratuito» degli italiani, «cavie» a causa della loro «atavica paura di morire» e dei «delinquenti al Governo che vogliono condizionare le loro menti», anziché occuparsi di quella che a suo dire è la «vera emergenza» planetaria: «l’invasione delle locuste in Kenya». Al Bestiario, è evidente, vanno aggiunte ogni giorno nuove pagine, quasi in tempo reale. Ed è evidente che l’assurdità di certe affermazioni è trasversale, frutto di ignoranza e di pregiudizi, non dell’appartenenza politica a questo o a quel partito. Però, di fronte a certe dichiarazioni a volte il dubbio è lecito: ma chi ci governa? Inevitabile la risposta: quelli che abbiamo scelto noi. 

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08 Agosto 2020

Commenti all'articolo

  • Mino

    2020/08/10 - 09:34

    Post 3 - Vede, Signor Direttore, il teorema di Calderoli e le sue esternazioni, a volte condivisibili, sono ben poca cosa in confronto alla strumentalizzazione politica usata dalla sinistra. Cosa ci faceva una signora del Congo nel governo italiano con l'incarico di ministro per l'integrazione? Non c'erano italiani competenti in questo campo? O si voleva invece diffondere il pensiero unico della sinistra fra gli immigrati? Il bestiario politico contenente le gaffe dei politici, e' ben poca cosa se confrontato con la manifesta incapacita' e con i gravi errori che ha commesso e che commette questo governo. Allora il Bestiario andrebbe riscritto o almeno integrato con l'elencazione dell'inadeguatezza di questo governo e di quelli sinistrorsi delle passate legislature. La realta' e' che gli attuali governanti si comportano come i clandestini e gli immigrati: FANNO CIO' CHE VOGLIONO DENTRO E FUORI DAL PARLAMENTO! Quindi senza controllo. Il problema e' chi deve controllare LA DEMOCRAZIA?

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  • Mino

    2020/08/10 - 07:19

    Post 1-Signor Direttore, un commento a chiarimento circa il dubbio lecito, "Ma chi ci governa"? mi sembra doveroso. Premesso che da anni "chi ci governa" non "l'abbiamo scelto noi" ma imposto dall'alto: leggasi Napolitano e Mattarella. Da Monti al Conte 2, con l'intermezzo farsa del Conte 1, e' stato un continuo encomiare il pensiero unico del "politicamente corretto" ignorando la volonta' del popolo espressa nei sondaggi che davano e danno il centrodestra vicinissimo al 50% dei consensi. Ma tutti sappiamo l'appartenenza politica degli ultimi due presidenti della Repubblica! In merito "a certe dichiarazioni" che dimostrano il livello d'istruzione di molti che popolano il Senato e la Camera: un grillino con la terza media gestira' (se arrivera') il "recovery fund"! Esse sono comunque "un male minore" se confrontate con le decisioni prese dal presente governo (imposto e non eletto) in merito a COVID, IMMIGRATI E CLANDESTINI PORTATORI DI CONTAGIO, ODIO POLITICO (Salvini a processo), ...

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    • M

      2020/08/22 - 18:30

      La volontà del popolo espressa dai sondaggi?! Meglio ripartire dall'art. 1 della Costituzione: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ossia con le elezioni, che in un Repubblica parlamentare non sono dirette a eleggere un presidente del consiglio e via dicendo ... I sondaggi mancano, ma possiamo modificare la costituzione in tal senso.

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