il network

Venerdì 18 Settembre 2020

Altre notizie da questa sezione


L'INTERVENTO

«Meritiamoci il sacrificio di chi lotta anche per noi»

Ora è la fase della responsabilità individuale

Il prefetto di Cremona Vito Danilo Gagliardi

di VITO DANILO GAGLIARDI*

Nei mesi scorsi abbiamo imparato a convivere con una curva che in modo improvviso, dalla fine di febbraio, ha dettato tempi e modalità nuove del nostro vivere quotidiano. Ha spezzato in due la nostra realtà, il suo flusso programmato di eventi che eravamo abituati a credere inarrestabile e immodificabile se non per nostra volontaria e deliberata scelta. La curva del contagio, che da quel momento ha fatto la sua comparsa, ha dimostrato che non possiamo controllare tutto, ha imposto la sua presenza da protagonista e lo ha fatto senza chiedere il permesso. Lo ha fatto con la forza preoccupante dei suoi numeri. Da quel momento c’è stato un prima e c’è stato un dopo, il mondo si è messo in pausa un poco alla volta, e lo ha fatto proprio partendo da qui, da Cremona, probabilmente l'ultimo dei luoghi in cui qualcuno avrebbe mai potuto pensare di ambientare un film come questo. Ma siccome la realtà non è un film, accade allora che la più grande emergenza che l’Italia, e poi il mondo, si siano trovati ad affrontare nella storia degli ultimi 50 anni abbia avuto inizio proprio da qui, dove è facile sentirsi al riparo e credere che non possa mai succedere niente di eclatante. Naturale quindi scontare un pericoloso effetto sorpresa iniziale ed un certo umano sbandamento, eccezionale invece la risposta che ha saputo dare questo piccolo territorio apparentemente indifeso, seguita poi da tutto il resto d'Italia.

Il momento decisivo, l'ora più difficile, ha trovato uomini e donne pronti a reagire e a riorganizzarsi per sovvertire gli esiti di un attacco frontale e imprevisto che nessuno poteva immaginare in questi termini. Il pensiero, com’è ovvio, corre subito ai tanti tra medici, infermieri, personale sanitario e altri che, anche a costo della loro vita, hanno accettato senza esitazione che le loro giornate venissero completamente stravolte pur di non cedere terreno, pur di resistere all'avanzata del contagio e combattere per salvare vite, sogni e speranze. Per salvare il futuro di tutti. C’è stato un prima e, grazie a tutti quanti hanno saputo immediatamente cambiare e adattarsi a quello che chiedeva combattere questa nuova sfida, ci sarà ancora un domani. Potrà ancora esserci la vita che conoscevamo, potrà tornare quello che — in questi mesi di riflessione forzata - abbiamo compreso quanto fosse importante. Quelle cose, anche le più semplici, ormai date per scontate e appena distrattamente considerate. La pausa imposta alle nostre vite dalla necessità di contenimento del contagio, sull'onda dei provvedimenti del Governo che si sono succeduti in questi mesi, ha permesso a tutti noi di riflettere, magari di coltivare a distanza rapporti che prima anche a pochi metri non si aveva la forza o il coraggio di coltivare, magari imparare nuove cose e migliorarsi, magari riscoprirsi. Ha portato tutti noi a guardare con più attenzione e con occhi diversi al modo in cui siamo abituati a vivere e su cui non avevamo mai tempo di soffermarci a riflettere abbastanza. Questo tempo ci ha insegnato l’importanza di chi lavora svolgendo servizi essenziali tutto intorno a noi senza essere notato, apparendo invisibile ai nostri occhi. Questo tempo ci ha fatto ripensare all’importanza di chi, anche quando tutto è in pausa, deve comunque fare la propria parte. Svegliarsi all’alba, prendere servizio in un ospedale, in un supermercato, all’ufficio postale, in farmacia, interpretare necessariamente un ruolo perché di importanza vitale per la maggioranza di noi. Questo tempo ci ha fatto comprendere meglio sotto una diversa luce quanto coraggio devono indossare, prima e aldilà della loro stessa divisa, coloro i quali, appartenenti alle Forze dell’ordine, stringono i denti e scendono in strada tutti i giorni per servire e per proteggere. Gli esempi virtuosi sono tanti, troppi per fortuna. Perché, per tutto quello che questo tempo ha saputo distruggere in poco, per tutta la paura che ha saputo generare, altrettanto grande è stata la capacità di resistenza che non è stato in grado di annientare. Altrettanto forte il vincolo di solidarietà insopprimibile che non ha saputo spezzare. Quel vincolo che tiene insieme una comunità e la identifica come tale proprio nei momenti più duri. Ecco allora che accanto alla curva del contagio, un’altra curva ha preso corpo. Parallela ma ad essa opposta, nei contenuti e nei valori. È la curva ideale del senso civico e della solidarietà. Coraggio di fronte alla paura, sacrificio nelle avversità, impegno del singolo e forza dell’organizzazione, speranza nel futuro, senso di responsabilità, consapevolezza e senso civico. Questi i punti cardine della seconda curva, quella che abbiamo scoperto in questi mesi e che abbiamo imparato a riconoscere come unica strada per guadagnare con il tempo l’uscita da questa emergenza. Una curva che non conosce picco, che non si pone limiti, perché possiamo e dobbiamo fare sempre meglio, spingendo sempre più in alto l’impegno e la solidarietà per contrastare il contagio. Una curva che in ogni suo punto ha incrociato altrettanti momenti decisivi che hanno attraversato la storia recente del nostro territorio.
Basti pensare al coraggio e al sacrificio di Elena Pagliarini, l’infermiera dell’ospedale di Cremona protagonista di uno scatto che è l’immagine esatta dell’impegno di un’intera categoria. «Gli eroi non siamo noi, ma i pazienti» ha poi dichiarato. Così dando voce al cuore di tutti. Questo il motivo per cui ho ritenuto giusto invitarla ad accogliere in Prefettura, con me e con i sindaci delle città più grandi della provincia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Così che il nostro Capo di Governo potesse vedere direttamente nei suoi occhi la fiamma della vitalità che la stanchezza catturata da quel drammatico scatto in cui dormiva esausta alla scrivania non aveva saputo spegnere. La stessa vitalità che Elena condivide con tutti i suoi colleghi e che un poco alla volta ha permesso ad una curva, quella della solidarietà e della speranza, di ricacciare l’altra, quella del contagio e della paura, proseguendo il suo percorso verso nuovi punti fondamentali.
Così è arrivato il momento della speranza e della forza dell’organizzazione, ed è in quel momento che la seconda curva ha cominciato a far sentire in modo più forte la sua voce. Un momento che nella nostra storia, coincide con l’arrivo di aiuti dalla Cina, da Cuba e soprattutto, nel caso di Cremona, dagli Stati Uniti, quando ha preso vita dal nulla un intero ospedale da campo grazie al lavoro dei volontari della Samaritan’s Purse. Una vera e propria boccata d’ossigeno che ha portato un vento nuovo, colmo di rinnovata fiducia e in grado di disperdere qualche nuvola tra le più grandi per far trapelare nuovi e promettenti raggi di sole. Non è un caso che proprio il passaggio alla fase due di questi giorni coincida con l’avvicinarsi del momento in cui gli amici statunitensi, cui va tutte la nostra gratitudine, si preparano a disimpegnare il loro ospedale da campo e a portare altrove la loro azione di sostegno. Non è un caso perché siamo davvero ad un punto di svolta, decisivo e qindi molto delicato.
Questo è il momento della responsabilità individuale, che deve puntellare ed assicurare i risultati guadagnati con lacrome e sudore nei mesi scorsi. Questo è il momento in cui bisogna dimostrare di aver imparato dall’esperienza individuale e collettiva dei mesi scorsi, di aver meritato il sacrificio di quanti hanno lavorato tutto questo tempo nelle corsie e sulle strade o negli uffici. Ora è il momento della consapevolezza di quanto è importante e prezioso sentirsi ed essere davvero cittadini, parte integrata di una comunità in cui l’insieme dei singoli si fonde e forma la forza del gruppo. Questa è la vera fase due che ritengo giusto accompagnare con un augurio che rivolgo a tutti e su cui invito a riflettere. Vivere e comportarsi da veri cittadini non può che realizzarsi comprendendo l’importanza del valore fondamentale del rispetto reciproco, della tutela dell’interesse collettivo, in cui è racchiuso e senza il quale non può esistere l’interesse individuale.

*Prefetto di Cremona

09 Maggio 2020