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CORONAVIRUS: LE RIAPERTURE

Così rivivranno i teatri: sipario ma non per tutti

Dal 26 aprile tornano gli spettacoli con un numero limitato di spettatori. Pronti i «grandi», non ancora i «piccoli». E nessuno inizia prima di maggio

Nicola Arrigoni

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dduchi@laprovinciacr.it

19 Aprile 2021

Così rivivranno i teatri: sipario ma non per tutti

Il teatro Ponchielli di Cremona

CREMONA (19 aprile 2021) - Sul il sipario... sì, ma con cautela. Mentre sabato i teatranti cremonesi erano in piazza per dire «noi esistiamo!», mentre a Roma i tecnici dello spettacolo hanno portato di nuovo i bauli in piazza per dire «vogliamo lavorare!», mentre accadeva tutto questo, il presidente Draghi offriva in diretta streaming prospettive di riapertura per il mondo dello spettacolo. L’orizzonte per la rinascita sembra essere quello del 26 aprile con capienza al 50% delle sale e via libera agli spettacoli all’aperto. Di fronte a questa possibile riconquista della normalità, c’è chi è pronto (i teatri più grandi) e chi invece pensa che, se va bene, si aprirà in autunno (le sale più piccole). Così non solo a livello nazionale, ma anche a Cremona e provincia.

CREMONA

«Siamo pronti — afferma con entusiasmo Andrea Cigni, neo soprintendente del Ponchielli —. Partiremo non il 26 aprile ma ad inizio maggio, prestissimo. Fra due settimane presenteremo la stagione: un cartellone che da maggio a giugno porterà in scena spettacoli diversificati, coprendo un po’ tutti i generi performativi di casa al Ponchielli. Poi a giugno sarà la volta del Festival Monteverdi, con non poche sorprese». Il numero dei fortunati spettatori sarà limitato: «Potranno accedere alla sala circa 500 persone nel rispetto delle norme di sicurezza — afferma —. L’apertura di inizio maggio sarà affidata alla musica, non voglio svelare di più. Sarà un’apertura con orchestra e un solista di richiamo che metterà d’accordo un po’ tutti. Il palcoscenico del Ponchielli permette di ospitare ensemble orchestrali adeguatamente distanziati. Il Ponchielli è pronto a ripartire».

CREMA
Giuseppe Strada, presidente della Fondazione Teatro San Domenico di Crema, ha già la stagione in tasca: «Venerdì mi confronterò con il nostro consulente Franco Ungaro poi le proposte saranno presentate in CdA — spiega —. Abbiamo in mente di aprire con un’esposizione dedicata a Dante, realizzata dall’artistico Munari, poi qualche altro piccolo appuntamento per dare un segnale. Abbiamo programmato una serie di spettacoli all’aperto o sotto le volte del mercato austroungarico per i mesi estivi. L’idea è quella di recuperare gli spettacoli saltati la stagione scorsa, penso ad esempio agli Oblivion, ma bisognerà vedere la disponibilità delle compagnie. La volontà di aprire c’è, le idee pure. Ma bisogna capire poi se saremo zona gialla e quali saranno le indicazioni di sicurezza, se cambieranno rispetto a quelle dell’autunno scorso».

CASALMAGGIORE
«Il 26 aprile il Comunale non riaprirà, la capienza al 50 per cento è scarsamente sostenibile — afferma il direttore Giuseppe Romanetti —. Sto comunque pensando a una stagione estiva da giugno in avanti con qualche concerto jazz, spettacoli teatrali che sappiano coniugare qualità e piacevolezza, un titolo su tutti l’OtelloCircus del Teatro La Ribalta di Antonio Viganò. La speranza poi è quella di poter riprendere la stagione vera e propria nell’autunno, magari recuperando spettacoli saltati a causa della pandemia, già inseriti nel cartellone 2019/2020».

CASALBUTTANO
«Aprire il Bellini non avrebbe senso. Le misure di distanziamento sociale ci permetterebbero di ospitare solo 80 spettatori — afferma Beppe Arena, direttore del teatro di Casalbutano —. L’idea è quella di offrire tre o quattro spettacoli all’aperto nei mesi estivi e poi passare alla stagione al chiuso solo nel gennaio 2022. Nessuna apertura il 26 aprile, non è possibile».

SORESINA E CASTELLEONE
Sulla stessa linea si pone Bruno Tiberi, che gestisce i cartelloni del Sociale e del Giovanni Paolo II : «Se tutto andrà bene torneremo in teatro il prossimo autunno — spiega —. È una decisione sofferta, ma condivisa con le amministrazioni. Ci è parsa la scelta più logica».

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