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Giovedì 02 Luglio 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Elena, Annalisa e Claudia. Stelle vere, non quote rosa

Elena, Annalisa e Claudia. Stelle vere, non quote rosa

Elena Pagliarini, Annalisa Malara e Claudia Balotta

Tre cremonesi. Soprattutto, tre donne. Con il conferimento del titolo di Cavaliere della Repubblica ai 57 italiani che si sono distinti nella lotta al Coronavirus il Presidente Mattarella ha centrato due bersagli in un colpo solo: da un lato ha certificato il ruolo di primo piano di Cremona nel panorama nazionale (un riconoscimento tutt’altro che scontato: basti pensare che neppure un cremonese era stato chiamato dalla Regione Lombardia nella «task force» istituita per gestire l’emergenza Covid: eppure le competenze meritevoli di attenzione non mancavano e le esperienze maturate sul campo erano tutt’altro che trascurabili); dall’altro lato ha finalmente reso merito all’importanza della categoria storicamente più trascurata e sottovalutata di tutte: le donne. Fra i 57 «eroi della pandemia» nominati Cavaliere ben 25 sono di sesso femminile: non quote rosa, ma protagoniste scelte per il prezioso contributo che hanno dato alla collettività. Ed essere premiate per merito, non in percentuale, è la vittoria più grande. Tanto più se si considera che Mariateresa, Greta, Concetta, Cristina, Daniela, Rosa, Marina e tutte le altre premiate non hanno svolto mansioni tipicamente femminili (nell’immaginario collettivo), ma hanno occupato ruoli di primo piano nei rispettivi ambiti professionali. E a dimostrarlo sono proprio le nostre tre eroine cremonesi: l’infettivologa Claudia Balotta è la coordinatrice dell’équipe dell’ospedale Sacco di Milano che è riuscita a identificare il ceppo italiano del Covid-19; Annalisa Malara l’anestesista dell’ospedale di Codogno che, insieme al medico Laura Ricevuti, ha «scoperto» e curato il Paziente 1; Elena Pagliarini l’infermiera ritratta nella foto diventata il simbolo planetario dell’impegno incondizionato profuso dal personale sanitario contro il virus più cattivo di sempre. Ci si potrebbe chiedere perché quella fotografia - scattata da un’altra donna in trincea: la dottoressa Francesca Mangiatordi - sia diventata iconica. La risposta è facile, la ragione ben precisa: perché non è l’immagine di una resa, di una sconfitta, il gesto di un soldato che alza le mani per arrendersi al nemico, ma - al contrario - era una prova, un documento, la dimostrazione visiva del fatto che Elena Pagliarini quel giorno aveva dato tutto, non si era risparmiata, aveva dedicato ai pazienti ogni sua stilla di energia, come solo le donne - le nostre mamme, le nostre mogli, le nostre colleghe, le nostre figlie... - sanno fare. Noi uomini ne siamo consapevoli da sempre, ma spesso facciamo fatica ad ammetterlo, a dare il giusto merito a chi sta sempre al nostro fianco, troppo spesso alle nostre spalle, solo di rado sopra di noi, in una posizione gerarchicamente superiore. Il Presidente Mattarella, che occupa lo scranno più alto, in un sol colpo ci ha riscattati tutti. E Cremona, oggi, non può che essere orgogliosa delle sue nuove stelle rosa.

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04 Giugno 2020