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Giovedì 02 Luglio 2020

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EMERGENZA SANITARIA. L'INTERVISTA

Centinaio: «L’agricoltura più forte del Covid. Ma servono fondi»

L’ex ministro: «Governo assente, all’Europa serve un piano. Le esportazioni riprenderanno: puntare su Cina e Paesi africani»

Centinaio: «L’agricoltura più forte del Covid. Ma servono fondi»

L'ex ministro Gian Marco Centinaio

CREMONA (24 maggio 2020) - Voucher e corridoi verdi per rispondere all’emergenza manodopera, fondi statali per non lasciare il sistema abbandonato a se stesso, un piano strategico europeo per rilanciare le filiere di settore, nuove prospettive su scala globale per sviluppare le esportazioni, le campagne e gli agriturismi come fulcro dello slow tourism: Gian Marco Centinaio, senatore della Lega ed ex ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali con delega al turismo nel Governo gialloverde, inquadra il futuro dell’agro-zootecnia italiana nell’era post Covid. A partie da due presupposti: il ruolo centrale del settore primario nell’assetto produttivo dello Stivale e la necessità di risorse economiche per le aziende.

Le imprese agroalimentari stanno subendo pesanti ripercussioni economiche e invocano aiuti concreti. Il Governo sta facendo abbastanza?
«Il mio giudizio si basa su quello che dice il settore. Ovvero che il ministro Teresa Bellanova si è dimenticata dell’agricoltura. Forse è presa dalle questioni di partito e dalla mania di regolarizzare i braccianti immigrati, ma di fatto l’attenzione verso il mondo agricolo in questo momento è venuta meno».

Le associazioni sostengono anche che la regolarizzazione dei migranti potrebbe non avere effetti sulla mancanza di manodopera. Quale la soluzione?
«Occorre un mix di interventi. I voucher sono sicuramente applicabili. Il governo gialloverde li aveva introdotti su mia spinta, ma ora devono essere semplificati. Li stanno utilizzando in Inghilterra, in Francia e in Germania, non vedo perché in Italia non possano essere adottati. Ma penso anche alla possibilità di dare un lavoro a chi ora sta percependo un reddito di cittadinanza, garantendo la continuità della misura di contrasto alla povertà al termine della stagione lavorativa. E poi certamente i corridoi verdi sono uno strumento vincente, che permette il rientro degli operai extracomunitari che da anni hanno un contratto di lavoro con le aziende italiane».

Nei giorni più neri della pandemia, l’agro-zootecnia lombarda è finita sotto attacco con allusioni ad una presunta connessione con il Covid-19...
«Chi ha paragonato un allevamento intensivo alla tangenziale Ovest di Milano nell’ora di punta è un fighetto che non conosce il mondo agricolo. La zootecnia italiana è virtuosa e sostenibile. Ovviamente esistono situazioni da sanare, ma la media è di livello altissimo. Nei miei 14 mesi da ministro ho sperimentato che l’agroalimentare italiano è elogiato non solo per qualità dei suoi prodotti, ma anche per il rigore dei controlli».

L’Europa ha più che mai bisogno di un piano strategico di rilancio del sistema agroalimentare. Quali i cardini su cui impostarlo?
«Anzitutto serve un piano di rilancio a livello nazionale, quello che stavamo cercando di fare prima della caduta del Governo. Ovviamente l’Europa deve fare la sua parte, ma quando Ursula von der Leyen ha chiesto la fiducia non ha mai nominato la parola agricoltura. Io credo che la visione non debba essere quella del Made in Europe: serve valorizzare le eccellenze dei singoli Paesi. La sovranità alimentare è molto importante. Ce lo insegna, ad esempio, la Francia, che ha stanziato fondi per lo sviluppo del Made in France».

A proposito di Europa, quale futuro immagina per la Pac nella fase post Covid?
«Ora la Pac è burocrazia pura, occorre semplificarla il più possibile. La Pac non deve spargere contributi a pioggia, ma premiare chi è in grado di garantire quantità e qualità. Credo che il piano per la transizione green dell’agricoltura presentato dalla Commissione Ue possa essere un’opportunità: giusto che il settore diventi sempre più ecologico. Piuttosto servono strategie per contrastare chi, fuori dall’Europa, fa concorrenza sleale. Io sono del parere che i dazi siano un’opzione effettiva».

C’è chi sostiene che la pandemia abbia segnato la fine della globalizzazione…
«Se la situazione sanitaria si normalizzerà, ci riapproprieremo delle abitudini di sempre. L’export dei nostri prodotti agroalimentari, richiestissimi perché di grande qualità, riprenderà anche se certi Paesi proveranno a fare blocco. Bisogna tenere aperte le porte verso l’estero, ampliando i nostri orizzonti. La Cina deve continuare ad esser un punto di riferimento per l’export, insieme ai Paesi africani in evoluzione. Senza dimenticare la partita sudamericana, dove imperversa l’Italian Sounding».

Da esperto di turismo: quali sono le potenzialità degli agriturismi in questa eccezionale fase storica?
«Ho la sensazione che l’estate e l’autunno di quest’anno saranno un trampolino di lancio per tutte quelle realtà legate al mondo degli agriturismi, che fino a qualche mese fa erano essere considerati di serie B. Molti tour operator stanno dirottando molti progetti di vacanza verso strutture agrituristiche che offrono attività sportive, soluzioni ricreative e prodotti agroalimentari d’eccellenza».

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24 Maggio 2020