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Venerdì 18 Ottobre 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Ora serve il miracolo di salvare quei bulli

Ora serve il miracolo di salvare quei bulli

Il direttore Marco Bencivenga

E' stata la settimana dei miracoli. Quanto meno delle buone notizie. Quelle che ti risollevano il morale e ti fanno fare pace col mondo. Di una - di un evento straordinario - sono stato testimone diretto domenica scorsa: con i miei occhi ho visto il nuotatore Filippo Magnini salvare un bagnante che rischiava di annegare nel mare della Sardegna. L’ex campione del mondo dei 100 stile libero stava facendo il bagno insieme alla fidanzata Giorgia Palmas quando ha sentito le grida d’aiuto di un turista in difficoltà e, senza indugio, ha sprintato fra le onde fino a raggiungerlo: dapprima lo ha tenuto a galla, poi lo ha caricato su un materassino e - su quell’improvvisata barella galleggiante - lo ha trascinato fino a riva, dove i bagnini e un medico gli hanno messo la maschera dell’ossigeno, in attesa dell’arrivo di un’ambulanza. A quel punto Magnini è tornato a sdraiarsi sotto l’ombrellone, come se avesse fatto la cosa più normale del mondo e non salvato una vita grazie al suo provvidenziale intervento. In poche ore la notizia ha fatto il giro d’Italia e il giorno successivo è stata ripresa perfino dalla mitica Cnn.

Poco importa se, nel frattempo, sui social i soliti odiatori in servizio permanente avessero eccepito: «I bagnini salvano ogni giorno chi rischia di annegare e nessuno ne parla. Questo salvataggio fa notizia solo perché coinvolge un Vip». A parte il fatto che l’assunto è falso (ogni salvataggio in mare e su terra finisce puntualmente in cronaca), l’obiezione è respinta per almeno due buone ragione: 1) un conto è l’ordinaria amministrazione, ciò che uno fa perché è il suo lavoro (il bagnino soccorre i bagnanti, il fornaio sforna il pane, l’idraulico ripara i tubi, la maestra insegna l’aritmetica ai bambini...), un altro il gesto fuori copione di chi - in un momento di emergenza - mette le sue straordinarie abilità al servizio degli altri. Dovrebbe essere la regola, certo. Invece, nella società degli egoismi e dei primatisti è diventata un’eccezione. E per questo fa notizia; 2) per Magnini è stato facile fare dieci bracciate e raggiungere lo sconosciuto che rischiava di annegare? Vero, ma in acqua, lì vicino, c’erano almeno altre 15-20 persone «normali» e nessuna - nessuna! - ha mosso un dito. Solo lui. Cosa conta, allora: essere un Vip o mettersi in gioco? Tre giorni dopo il miracolo di Cala Sinzias, a Cremona non è stato necessario neppure l’intervento di un occasionale salvatore per scongiurare una tragedia: Matias, un bimbo di tre anni, è incredibilmente sopravvissuto a un volo di quasi cinque metri, dopo essersi arrampicato su un mobile della cameretta ed essersi sporto dalla finestra. Alla sua età non poteva percepire il pericolo. Da quell’altezza non poteva non morire. Invece non ha riportato neppure un graffio. Illeso! Come se un angelo, anziché farlo precipitare senza scampo, lo avesse amorevolmente «accompagnato» dal secondo piano al pavimento del cortile. «Non abbiamo dubbi: lo ha protetto Gesù», ha commentato dall’ospedale il padre, religioso convinto. E altrettanto pensano i genitori di Amadou, di due anni e tre mesi che ieri è volato giù dal balcone a Castelleone. Decisamente più terreno, ma ugualmente prezioso, il terzo miracolo della settimana: la scoperta di una baby gang che vessava, ricattava, derubava e bullizzava decine di adolescenti, addirittura un’intera classe dell’Itis Torriani. Nulla vale quanto una vita umana, certo, ma anche la brillante inchiesta condotta dei carabinieri ha un suo straordinario peso specifico, perché dimostra che i cattivi esistono, sì, ma non vincono sempre; conferma che le istituzioni (la scuola, le forze dell’ordine, la magistratura...) avranno pure mille difetti, ma restano il pilastro portante di una comunità. E perché ha ricordato a tutti che se i buoni si alleano, se nessuno finge di non vedere o di non sapere, anche le storie peggiori possono avere un lieto fine. Bravi sono stati i docenti, i genitori e l’autista dello scuolabus a cogliere con tempestività il malessere delle vittime dei bulli; bravissimi i carabinieri a non sottovalutare segnalazioni e denunce, trattando il caso-baby con la stessa attenzione che dedicano ai reati più gravi (estorsioni, spaccio e rapine), perché un atto di bullismo contro un adolescente non fa meno danni di una truffa o di un colpo in banca. Anzi... E bravo è stato pure il giudice che, disponendo 7 arresti e 18 denunce, ha dato un segnale inequivocabile: la serenità dei nostri figli non ha prezzo e chi la minaccia non può farla franca. Ora, per chiudere il cerchio, servirebbe un ultimo passaggio, forse il più difficile, sicuramente il meno popolare: il recupero dei bulli. Dopo gli arresti e le denunce si impone una pena adeguata alle singole responsabilità individuali, non c’è dubbio. Ma a quei ragazzini cresciuti troppo in fretta - convinti di dover imitare i peggiori comportamenti degli adulti per sentirsi grandi - servirà soprattutto un percorso di educazione e di riabilitazione. Perché anche quei ragazzini terribili sono nostri figli. E anche a loro va insegnato che non è con la violenza, con le minacce e con i soprusi che si conquista il proprio posto nel mondo. Semmai con l’educazione, la cultura e il rispetto. Aiutarli a compiere questo passo sarebbe il successo più grande. E se non basterà un’altra settimana di miracoli per arrivare al traguardo, pazienza. Abbiamo tutto il tempo che serve. E vale la pena di tentare.

13 Luglio 2019