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Giovedì 12 Dicembre 2019

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VAIANO CREMASCO

Quattro anni e sei mesi di carcere per aver rapinato una prostituta

Il fatto a Vaiano nell'aprile del 2011

Quattro anni e sei mesi di carcere per aver rapinato una prostituta

Il tribunale di Cremona

 

VAIANO CREMASCO — Quattro anni e sei mesi di reclusione. La corte, in seduta collegiale (presidente Pio Massa, giudici a latere Pierpaolo Beluzzi e Christian Colombo), ha respinto le richieste dell’accusa e della difesa, entrambe per l’assoluzione. Si è concluso così, martedì mattina 16 settembre in tribunale a Cremona, il processo che ha visto imputato Marco La Cognata, 36enne originario di Gela (Caltanissetta) e residente nel Milanese, accusato della rapina messa a segno il 13 aprile 2011 a Vaiano Cremasco ai danni di una prostituta romena, una 29enne in questo momento detenuta nel carcere di Bollate (Milano) per estorsione (una vicenda che non ha nulla a che vedere con quella trattata ieri in tribunale). La donna, giunta scortata dalla polizia penitenziaria, ha reso una testimonianza che, con ogni probabilità, è stata decisiva i fini della condanna dell’imputato. Lei lo ha riconosciuto, senza alcun indugio, nelle foto che le hanno mostrato in aula ed ha ripercorso minuti drammatici di quella notte. Intorno all’una di notte si avvicina la Fiat Punto, di colore grigio, con a bordo l’uomo. I due contrattano la prestazione, poi la donna sale a bordo. Lui le prospetta di appartarsi in un posto tranquillo. Raggiungono una zona isolata e lì — sostiene la romena — l’uomo sfodera un coltello e pronuncia parole inequivocabili: ‘dammi tutti i soldi che hai o sei morta’. Poi prende il cellulare e i 200 euro che la ragazza tiene nella borsetta e si allontana. Sono emerse discrepanze, nel racconto della vittima, in particolare quelle relative alla modalità della denuncia (raccolta dall’Arma) e al luogo in cui si è verificata la rapina. Il pm Fabio Saponara ha chiesto l’assoluzione, dopo aver evidenziato le cose che a suo avviso non tornano nella ricostruzione fatta dalla vittima (che peraltro ha fornito ai carabinieri numero di targa e una minuziosa descrizione dell’aggressore). Analoga richiesta dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Francesca Melillo. La corte è stata di altro avviso.

 

 

16 Settembre 2014