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Venerdì 15 Novembre 2019

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FONDAZIONE BENEFATTORI CREMASCHI

Prima patata bollente per il neopresidente Bertoluzzi

I sindacati chiedono all'Asl un'ispezione per verificare la sicurezza degli ambienti di lavoro

Prima patata bollente per il neopresidente Bertoluzzi

L'ingresso della Fondazione Benefattori Cremaschi

CREMA - Nemmeno il tempo di sedersi sulla poltrona, dopo la nomina avvenuta venerdì da parte del sindaco Stefania Bonaldi, che c’è la prima patata bollente per il neo-presidente della Fondazione Benefattori Cremaschi Paolo Giovanni Bertoluzzi e per il nuovo consiglio d’amministrazione. Il benvenuto, si fa per dire, arriva dai sindacati ed in particolare da Mauro Tresoldi, segretario della funzione pubblica della Cisl ‘Asse del Po’, area territoriale che comprende anche il Cremasco. «Abbiamo inviato — spiega il sindacalista — una richiesta urgente d’intervento al servizio ispettivo per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl per gravi, continui e ripetuti episodi che interessano i lavoratori della Fondazione Benefattori Cremaschi». Tresoldi entra nel dettaglio: «Assistiamo ad una gestione a dir poco alternativa di servizi, turni e corsi di formazione. È ora di finirla. Siamo stati l’unico sindacato a chiedere di non riconoscere il premio economico a quei dirigenti ‘bocciati’ da una relazione del direttore amministrativo. E invece quei signori sono stati pagati. Noi volevamo che quei soldi venissero dati a chi nei reparti si fa in quattro per accudire gli ospiti e spesso nemmeno viene ringraziato». Questa la prima pesante accusa. Tresoldi poi ci mette il carico: sostiene che vengano assegnate mansioni di lavoro a chi non può sostenerle per problemi di salute: «Chi ha limitazioni va tutelato — prosegue — ai Benefattori Cremaschi ciò sembra non accadere. La settimana scorsa l’ultimo dei tanti casi: una lavoratrice con limitazioni ha svolto un servizio di trasporto di un paziente da sola (cosa che non potrebbe) con l’autista della Croce Verde, ma si è sentita male. L’autista, invece di chiamare il 118, è rientrato in sede con il paziente ancora a bordo e quindi privo di assistenza. La donna è stata visitata dal medico che le ha prescritto dei farmaci. Quando abbiamo chiesto alla dirigente del personale che la lavoratrice in attesa della visita da parte del medico non venisse adibita al servizio, ci è stato risposto che non c’erano ragioni per modificarle il turno».

03 Agosto 2014