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Venerdì 15 Novembre 2019

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CASALE CREMASCO

Chiude lo stabilimento Danone

Centro persone senza lavoro, dall'azienda nessuna dichiarazione

Chiude lo stabilimento Danone

La Danone di Casale Cremasco

CASALE CREMASCO — Cento persone destinate a rimanere senza lavoro a metà dell’anno prossimo. Un fulmine a ciel sereno che mercoledì 11 giugno ha gettato nella disperazione i dipendenti della Danone. Al loro arrivo in azienda, hanno ricevuto la comunicazione da parte dei manager che lo storico stabilimento del paese, presente con il marchio della multinazionale francese dal 1991, chiuderà i battenti tra 12 mesi. I lavoratori sono scesi immediatamente in sciopero, fermando la produzione di yogurth, ed è stata organizzata una prima assemblea con i sindacalisti Maurizio Bertolaso (Flai- Cgil) e Alessandro Cerioli (Fai Cisl). L’azienda, rappresentata dal direttore del personale per l’Italia Riccardo Romano, affiancato dal direttore dello stabilimento Alberto Boninsegni e dalla responsabile del personale di Casale Loredana Tedoldi, ha diffuso un comunicato che spiega la scelta con la forte riduzione dei consumi e le difficili condizioni di mercato. «Lo stabilimento di Casale — si legge nel testo — è tra le unità produttive più piccole a livello europeo e negli ultimi tempi ha riscontrato livelli di sovracapacità per un Pese con condizioni di mercato particolarmente negative». La chiusura, prosegue il comunicato, «interesserà la totalità delle linee produttive e si svilupperòà nel corso del 2014 per concludersi intorno alla metà del 2015. La sofferta decisione fa seguito a una serie di tentativi che non sono riusciti a migliorare la difficile situazione di mercato. Danone Italia attuerà tutte le opzioni possibili per minimizzare l’impatto sui dipendenti ». Ad espressa richiesta di chiarimenti in merito, l’ufficio stampa della Danone ha comunicato che Romano sarebbe stato impegnato per tutta la giornata in riunioni e dunque non avrebbe rilasciato dichiarazioni.
Terminata l’assemblea, intorno a mezzogiorno i lavoratori hanno iniziato lo sciopero che proseguirà anche oggi tra le 6 e le 14, con un sit-in davanti all’ingresso dello stabilimento (entrata che Danone ha in comune con l’adiacente polo produttivo della Galbani). Anche il  personale degli altri due turni (14-22 e 22-6) ieri non ha lavorato.  Domani, giornata di festa patronale, era già prevista la chiusura dello stabilimento, mentre sabato in municipio si terrà un consiglio comunale aperto convocato dal neo sindaco Antonio Grassi che ieri ha incontrato Alberto Boninsegni in municipio. Per lunedì 16 giugno sono previste nuove assemblee del personale per decidere le iniziative di lotta. L’azienda, nel corso dell’incontro di ieri con i lavoratori e i sindacati, ha chiesto ai dipendenti di continuare a lavorare regolarmente sino alla chiusura. 
La prima reazione dei lavoratori è di rabbia e sconforto. «Non ci aspettavamo certo questa drastica decisione — hanno commentato gli operai del turno del mattino  — sapevamo che la produzione era in calo, ma non pensavamo che le cose fossero a questo punto. Siamo arrabbiati oltre che sorpresi, è chiaro a tutti che i manager sapessero già da tempo la sorte che ci attendeva. Parlano tanto di grande famiglia, ma quando le cose vanno male ad andarci di mezzo sono sempre i lavoratori». Secondo i dipendenti i problemi di Danone sono legati a scelte dei vertici della multinazionale: «Nonostante la crisi economica che ha colpito i consumi  — hanno proseguito i lavoratori — si continua comunque a puntare alla qualità del prodotto. Di conseguenza i prezzi rimangono alti, mentre la concorrenza si è adeguata. Da qui il calo delle vendite». L’azienda non ha fornito cifre ufficiali in merito, ma secondo il personale negli ultimi anni la produzione di yogurth è scesa dalle 1.500-1.800 tonnellate la settimana a poco più di 1.000. «Nel 2011 dallo stabilimento erano uscite 78.000 tonnellate di yogurth, mentre l’anno scorso siamo scesi a 47.000, con un calo del 40%». Danone, oltre allo stabilimento di Casale Cremasco, ha annunciato la chiusura anche di altri due poli produttivi in Germania e Ungheria a dimostrazione di una crisi di vendite che attanaglia tutto il mercato europeo. Nel 2011 la multinazionale contava 25 stabilimenti in Europa, con queste decisioni il loro numero scenderà a 16 entro un anno.
«Siamo stati chiamati dall’azienda ieri sera (martedì 10 giugno, ndr). Ci era stato annunciato un incontro per oggi (mercoledì 11 giugno, ndr). Conoscendo le difficoltà del mercato e il conseguente calo della produzione a Casale, ci aspettavamo si parlasse di un ricorso agli ammortizzatori sociali. Non pensavamo certo di  trovarci di fronte ad una scelta così drastica». Maurizio Bertolaso (Flai Cgil) e Alessandro Cerioli (Fai Cisl) sono sorpresi quanto i loro iscritti. «Il dato produttivo di Casale era in costante calo da parecchi mesi e sappiamo che a livello europeo Danone ha una contrazione dei volumi del 40% — continua Bertolaso —: a questo punto dovremo analizzare la situazione per capire come muoverci per cambiare questa scelta che, ovviamente, non possiamo accettare». Tutte da verificare le possibilità di eventuali ammortizzatori sociali e pre pensionamenti: «A botta calda — prosegue Cerioli — non ne abbiamo parlato». Da capire, inoltre, che fine farà lo stabilimento Danone, di proprietà della Galbani a cui la multinazionale francese, come spiega lo stesso Bertolaso «paga un affitto annuo di circa 3 milioni di euro. Parleremo senz’altro anche con Galbani per capire se vogliono e possono subentrare. Adesso è presto per questi discorsi, la priorità è fare di tutto per garantire i lavoratori»

12 Giugno 2014

Commenti all'articolo

  • Agostino

    2014/06/24 - 13:01

    Chiudono in Italia e nei paesi regolati da contratti di lavoro e apriranno in Romania dove non ci sono contratti non sono legati a ore lavorative e contributi da pagare....20 ore di lavoro per 100 euro al mese...conviene ...via il libero mercato, viva l'Unione Europea !!!

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  • FABRIZIO

    2014/06/13 - 08:08

    io proprio non capisco! 87 maestri della lavorazione del latte ... altri si possono assumere.... stabilimento che produce da anni ..moderno ..famoso ... ma cosa aspettate a ritirarlo voi compreso clienti e fornitori??????? ma è l'ora di finirla di commiserarvi e di aspettare l'assistenza sociale!!!! fate lavorare la testa E NON LE BRACCIA!!, associatevi, ritirate voi lo stabilimento e datevi da fare a andare avanti voi!!!! alcuni di voi li conosco, siete anche giovani, ma cosa state aspettando??? togliendo gli utili che una danone esige, voi potreste tirare un pò la cinghia per i primi tempi ma poi potrete diventare competitivi!!! mettete in moto il cervello, basta sventolare bandiere rosse e datevi da fare per essere voi i migliori PRODUTTORI DI PRODOTTI DEL LATTE!!! tanto sareste per strada, non avete niente da perdere! PROVATECI!! PORBABILMENTE E' LA VOSTRA FORTUNA!!! CHI NON RISICA NON ROSICA!!dai ragazzi!!! NON DELUDETEMI!! ciao! Fabrizio

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  • Adriano

    2014/06/12 - 17:05

    Ecco cosa capita a vendere le società italiane alle multinazionali estere! Si comprano il nome (Galbani, Parmalat, Locatelli ecc..) poi, qunado fa loro comodo chiudono o delocalizzano la produzione all'estero!

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