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Martedì 17 Settembre 2019

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CREMA

Truffa ai danni dell'ospedale, Iori a giudizio

Figurava in servizio nel reparto di Oculistica, ma era assente. Il processo fissato per l'undici giugno

Nella foto di repertorio Iori in tribunale
Ufficialmente era in ospedale, in realtà era "in luoghi diversi, anche ad una notevole distanza da Crema". Sarebbe accaduto tredici volte in un anno, dal primo gennaio del 2011 al 14 ottobre successivo, giorno del suo arresto. Condannato nel gennaio dello scorso anno all’ergastolo per il duplice omicidio dell’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlioletta Livia, di due, la sera del 20 luglio del 2011 nella casa di via Dogali, ieri l’ex primario di Oculistica, Maurizio Iori, deve rispondere di truffa aggravata ai danni dell’azienda ospedaliera. Il processo era in calendario ieri, ma per un vizio di procedura — è stata saltata l’udienza preliminare — il giudice Pierpaolo Beluzzi ha restituito gli atti al pm. Si riparte da qui. Difeso dagli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi di Brescia, Iori ieri ha rinunciato a comparire in aula. Secondo l’accusa, in tredici occasioni dunque Iori avrebbe timbrato la scheda magnetica, dimostrando di essere in servizio. Invece, non si trovava in ospedale, ma «"n luoghi diversi, anche ad una notevole distanza da Crema", è scritto nel rapporto della squadra mobile di Cremona che due anni fa, durante le indagini sulla morte di mamma e figlioletta, raccolse una serie di dati. E scoprì, ad esempio, che il 16 luglio l’oculista risultò presente in ospedale dalle 7,22 alle 17,45, mentre si recò a fare acquisti nei supermercati di Carugate (Milano) e Pieve Fissiraga (Lodi). I poliziotti analizzarono tracciature del telepass e celle agganciate dal telefonino dell’oculista e oltre all’episodio del 16 luglio, ne scovarono altri dodici. Circostanza "che dimostra un malcostume diffuso nell’uomo", è scritto nel rapporto del 20 dicembre del 2011 fatto dalla squadra mobile e firmato dal capo di allora, Sergio Lo Presti. Se i poliziotti parlano di 'malcostume' , nell’atto di costituzione di parte civile, l’avvocato Gian Pietro Gennari, che rappresenta l’azienda ospedaliera, parla di "significativo" danno economico e di "grave danno all’immagine sotto il profilo dell’efficienza amministrativa con effetti sia interni che esterni all’ospedale".

12 Marzo 2014