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Giovedì 12 Dicembre 2019

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CREMA

Troppe parole, pochi fatti
Il consiglio lavora a rilento

La produttività 2013 dell'aula degli Ostaggi non ha superato le tre deliberazioni a convocazione

Una seduta del consiglio comunale
Ventidue sedute convocate hanno prodotto, complessivamente, 85 documenti, 16 dei quali traggono origine da ordini del giorno o mozioni. La media è di tre votazioni a buon fine ogni volta. Sono i numeri con i quali il consiglio comunale cittadino ha chiuso il 2013, dati che testimoniano la scarsa produttività del parlamentino locale. Allo stato attuale, 12 dei 24 rappresentanti dei cremaschi in aula Ostaggi possono vantare il titolo (e le prerogative) del capogruppo. E in sei casi (la metà del totale), il gruppo — vuoi per l’esito delle consultazioni del maggio 2012, vuoi per scissioni operate dopo le comunali — si riduce al singolo consigliere. E' uno dei fattori che causano il prolungarsi, spesso con scarso costrutto, delle discussioni su ogni mozione, interrogazione, emendamento, ordine del giorno. Ogni capogruppo può, per regolamento, intervenire e ciò allunga a dismisura i tempi. La voglia di visibilità, ma anche il sincero e appassionato confronto dialettico e politico, non sono amici della sintesi. Prima conseguenza, i consigli comunali non esauriscono mai l'ordine del giorno, con alcuni punti in calendario che rimangono nel limbo per mesi. Dunque il numero dei consigli aumenta (e con esso i costi a carico della collettività), con l'aggiunta di sedute ad hoc solo per discutere vecchie mozioni e interrogazioni, spesso superate dagli eventi. Altra causa della scarsa produttività, è da attribuirsi ai temi sui quali si dibatte in aula degli Ostaggi. Non mancano quelli di carattere generale (argomenti di portata nazionale), dunque non strettamente collegati alla vita amministrativa locale. Condizione che ingolfa i lavori, peraltro denunciata già nel 2012 dal consigliere di minoranza Paolo Patrini e dai grillini. C'è chi non la pensa così, come l'ex presidente del consiglio comunale Matteo Piloni (che ha da poco lasciato la carica a Vincenzo Cappelli), il quale sostiene che "la produttività di un consiglio comunale non si misura in quantità di deliberazioni, ma in qualità". All'epoca Piloni aveva redarguito proprio Patrini spiegandogli che il consigliere ha pieno diritto a portare nell'aula degli Ostaggi, principale sede democratica cittadina, anche temi di carattere generale.
Altra questione riguarda le spese che il Comune sostiene ad ogni seduta: l’indennità dei consiglieri per la presenza alla singola convocazione è di 29 euro lordi a testa, identica al gettone fissato per la partecipazione ad ogni riunione delle cinque commissioni, emanazioni del consiglio stesso e nelle quali siedono di diritto i capigruppo: ambiente-territorio, politiche sociali, organo di garanzia, statuto-regolamento ebilancio. Nel 2013 questi organismi a carattere consultivo, sono stati riuniti 35 volte, con una media di meno di tre sedute al mese, ma la singola commissione ‘ambiente e territorio’ non è andata oltre le quattro riunioni. Ogni adunanza del ‘parlamentino’ di piazza Duomo, al di là degli emolumenti per i consiglieri, comporta costi tutt’altro che irrilevanti, anche se difficilmente quantificabili (basti pensare alle spese in elettricità). I dirigenti municipali che vi partecipano, per contratto, non hanno diritto a straordinari, ma non si può dire lo stesso per gli altri due dipendenti in servizio d’aula, oltre agli agenti della polizia locale (due) previsti per la sicurezza. Ovviamente, anche la portineria del municipio dev’essere ‘presidiata’ da un addetto sino alla conclusione dei lavori. Ed è tutt’altro che infrequente - non solo in occasione delle sedute ‘fiume’ sul bilancio di previsione - la chiusura delle porte a notte fonda. 

16 Gennaio 2014