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Giovedì 15 Aprile 2021

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RIPALTA CREMASCA

"Io, infermiere al fronte la notte in cui tutto iniziò"

Oscar Villa, 52enne dipendente dell’ospedale di Codogno, ricorda le 56 ore ininterrotte di turno in un clima surreale

"Io, infermiere al fronte la notte in cui tutto iniziò"

RIPALTA CREMASCA (26 febbraio 2021) - Oscar Villa, 52enne infermiere professionale all’ospedale di Codogno, un anno fa era bloccato nel suo posto di lavoro: 56 ore ininterrotte di turno, a cavallo del primo caso di contagio da Covid 19 registrato in Italia, quello di Mattia Maestri, il cosiddetto 'paziente uno'.

«Ricordo bene i giorni in cui è iniziato tutto – racconta Oscar –: ero di turno il 20 febbraio, smontai al pomeriggio, dunque non vidi Mattia, che mi pare entrò in reparto verso sera. Le sue condizioni si aggravarono subito e la mattina dopo fu trasferito a Pavia. Nel frattempo, il tampone aveva dato l’esito che tutti sappiamo: positivo al Covid. Sta di fatto che il giorno dopo, al mio rientro al lavoro trovai una situazione surreale. Poco dopo il Pronto soccorso venne chiuso: io e quattro colleghi restammo in turno per 56 ore filate». Quasi tre giorni in cui Oscar prese coscienza di ciò che stava accadendo, tanto da decidere saggiamente di auto isolarsi una volta lasciato l’ospedale.

La storia di Oscar, originario di Pandino, paese che ha lasciato da giovane per una scelta di vita che lo ha poi portato a sposare la strada dell’accoglienza gestendo una casa famiglia, si intreccia con quella del suo numeroso nucleo di affetti. Lui e la moglie Daniela Carbone hanno quattro figli naturali e altrettanti in affido: da un anno e mezzo vivono nell’abitazione messa loro a disposizione dalla parrocchia di Ripalta Cremasca e fanno parte dell’associazione caritatevole Papa Giovanni XXIII, da sempre a fianco degli ultimi.

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26 Febbraio 2021