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Domenica 25 Ottobre 2020

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MADIGNANO/CITTA' DEL VATICANO

Papa: ringrazio Dio per la liberazione di padre Maccalli

Francesco all'Angelus: «Preghiamo per i missionari e per i catechisti e anche per quanti vengono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo»

Papa: ringrazio Dio per la liberazione di padre Maccalli

Papa Francesco durante l'Angelus

CITTA' DEL VATICANO (18 ottobre 2020) - «Desidero ringraziare Dio per la tanto attesa liberazione di padre Pierluigi Maccalli» che «era stato rapito due anni fa in Niger. Ci rallegriamo anche perché con lui sono stati liberati altri tre ostaggi». Lo ha detto il Papa all’Angelus aggiungendo: «Preghiamo per i missionari e per i catechisti e anche per quanti vengono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo». (ANSA)

Questa mattina padre Gigi Maccalli è stato ospite in diretta Skype di Lorena Bianchetti durante la trasmissione televisiva A Sua Immagine di Rai1.

«Sono stato sorpreso e commosso, perché, stavo appunto seguendo anch’io la diretta, ero qui con mia sorella accanto. Lei mi ha abbracciato. Davvero è stato un momento molto forte": così padre Pier Luigi Maccalli commenta con Vatican News le parole del Papa all’Angelus per la sua liberazione. «Forti sono stati gli abbracci che ho ricevuto fin dal primo giorno in cui sono atterrato a Roma, dalla famiglia e poi dal paese e adesso dal Papa e da tutta la Chiesa. Davvero non ho parole per dire un grazie a tutti per il ricordo, per la preghiera, per il sostegno: siete stati la mia forza, davvero, ho sempre sperato, ho sempre creduto che presto o tardi tutto sarebbe finito, e avrei potuto riabbracciare la famiglia, che mi dava tanta pena al pensiero e gli amici che mi hanno sostenuto. Davvero, grazie», dice il missionario liberato. Poi padre Maccalli ringrazia Radio Vaticana. Da maggio aveva a disposizione una radio per ascoltare i notiziari. «Mi avete davvero sostenuto anche con la vostra emissione e con le notizie che ascoltavo con vera sete, perché mi avete aperto una finestra nella prigionia che noi italiani chiamavamo 'bis bis', perché eravamo davvero in isolamento stretto stretto, senza alcuna comunicazione con l’esterno».

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18 Ottobre 2020