L'ANALISI
05 Settembre 2020 - 07:54
La Fiat Panda di Sabrina Beccalli

CREMA (5 settembre 2020) - Nel giallo che permea la fine di Sabrina Beccalli si inserisce un altro mistero. Perché Alessandro Pasini, l’impiegato cremasco di 45 anni in carcere con l’accusa d’aver assassinato l’amica distruggendone il cadavere, non ha svelato come abbia incendiato la Panda della donna, madre di un 15enne (Omar). E gli stessi vigili del fuoco, nella relazione stesa sul rogo della vecchia Panda, avvenuto la notte di Ferragosto in un sentiero alle porte di Vergonzana, si sono limitati a parlare di «cause compatibili col dolo». Vero è che l’utilitaria è bruciata in modo uniforme, avvalorando quindi l’ipotesi che sia stata cosparsa di liquido infiammabile. E lo stesso Pasini, di fronte al giudice per le indagini preliminari Giulia Masci, all’indomani del fermo aveva dichiarato d’aver utilizzato del gasolio, per appiccare l’incendio. Ma senza aggiungere dove se lo fosse procurato. Tanto che, tra i filmati acquisiti dai carabinieri, risaliti all’impiegato cremasco ora in cella grazie proprio al fotogramma di una telecamera di sicurezza, rientrerebbero pure quelli di diverse stazioni di servizio, con sistema self-service. Va inoltre considerato che incendiare una vettura, senza rimanere ustionati, è operazione molto meno facile di quanto possa sembrare, assicurano gli esperti. Soprattutto, qualora si voglia che vada completamente distrutta, com’è accaduto.
Oggi l'ex generale dei Ris Luciano Garofano, di fatto il «padre» del Raggruppamento investigazioni scientifiche, sarà in città per un primo incontro orientativo con l'avvocato Antonino Andronico, chiamato a tutelare l’immagine di Sabrina e seguire l’inchiesta. Le operazioni peritali, per dirla come il codice, inizieranno invece nella giornata di martedì, all’Istituto di medicina legale dell’Università statale di Milano.
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