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Domenica 07 Giugno 2020

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DIOCESI DI CREMA

Possa ripartire la vita 'normale', di cui tanto sentiamo la mancanza

Il messaggio di Pasqua del vescovo Daniele Gianotti rivolto ai cremaschi

Possa ripartire la vita 'normale', di cui tanto sentiamo la mancanza

Il vescovo di Crema Daniele Gianotti

L’augurio che tutti desiderano sentirsi fare, in questi giorni, è indubbiamente che la pande­mia da Coronavirus finisca il più presto possibile, che si possa tornare a incontrarsi, che possa ripartire la vita “normale”, di cui tanto sentiamo la mancanza.

Sarebbe questo, dunque, il significato che diamo all’augurio pasquale, almeno per que­st’anno, in questa situazione eccezionale?

Senza dubbio, dentro il nostro “buona Pasqua” ci sta perfettamente l’augurio della fine dell’emergenza sanitaria, della guarigione dei malati, di un allentamento delle tensioni e difficoltà con le quali stiamo facendo i conti da tempo. In definitiva, la Pasqua non annun­cia forse la gioia, la vita, dopo i giorni del dolore e della tribolazione?

Ebbene, sì e no. Certo, sì: perché i cristiani credono che Gesù, condannato come un de­linquente e crocifisso, è risorto e vive per sempre nella vita di Dio: “la morte non ha più potere su di lui” (Rm 8, 9); “con la sua morte ha sconfitto la morte, e risorgendo ha ridato a noi la vita”, proclama la liturgia pasquale.

Al tempo stesso, i cristiani contemplano Gesù risorto che porta su di sé, per sempre, i segni della passione: “con i segni della passione, vive immortale”, dice sempre la liturgia. E vuol dire che la morte, la sofferenza, la tribolazione non sono, per Gesù risorto, un passa­to ormai trascurabile, un incidente di percorso da dimenticare: fanno parte, invece, della sua realtà di risorto, stanno anch’esse dentro la novità pasquale.

Quale augurio pasquale, dunque? L’augurio che si compia sempre in noi il passaggio (questo significa la parola ‘Pasqua’) da morte a vita, dalle tenebre alla luce, dalla tribola­zione alla gioia, che contempliamo e celebriamo nella Pasqua di Gesù.

“Buona Pasqua” non significa che tutto andrà poi sempre bene, che verremo a capo di tutti i problemi, di tutti i mali (incluso il male che è in noi, e che si chiama peccato), delle sofferenze e fragilità di cui facciamo esperienza anche in questi giorni.

“Buona Pasqua” vuol dire, invece: fídati di Dio, perché Egli rende possibile anche nella tua, nella nostra vita, ciò che vedi e credi in Gesù: vincere la morte non cercando di scan­sarla, ma trasformandola in dono di amore; affrontare il dolore e la fragilità con fiducia in Dio e nella carità fraterna; andare verso il futuro, che non risparmia ombre e incertezze, senza cercare di “difenderti” a tutti i costi, e provando invece a donarti, sapendo che il “fu­turo” ha per te, per noi, il nome di Dio, e della vita piena che Egli ci dona in Gesù Cristo.

Così, dovesse l’emergenza prolungarsi o finire presto, e che ci aspettino tempi facili o difficili, ci sarà possibile sempre vivere da uomini e donne della Pasqua, e in ogni cosa sperimentare la fedeltà dell’amore di Dio, come lo ha sperimentato Gesù Cristo.

Buona Pasqua!

Daniele Gianotti

Vescovo di Crema   

09 Aprile 2020