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Lunedì 10 Agosto 2020

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UNA VITA SUI BINARI TRA ATTESE E DISAGI

Treni: in due anni ritardi raddoppiati

I rilevamenti del comitato pendolari cremaschi sui treni diretti che collegano Crema con Milano. Confronto impietoso con il 2017: nel 2019 persi in media due giorni di lavoro ogni quattro mesi

Treni: in due anni ritardi raddoppiati

Pendolari alla stazione di Crema

CREMA (14 gennaio 2020) - Una media di due giorni di lavoro in quattro mesi, il che fa oltre una settimana all’anno: questo è il tempo che perdono i pendolari cremaschi che utilizzano il treno per andare al lavoro o all’università a Milano. Il calcolo prende in considerazione i regionali più utilizzati dagli utenti (in media sulla linea viaggiano oltre 6 mila persone al giorno): il diretto 10458 delle 6,35 da Cremona, con fermata a Crema alle 7,20, e il 10481, che parte da Porta Garibaldi alle 17,36 e arriva a Crema alle 18,41. In teoria, all’andata in poco più di un’ora i viaggiatori dovrebbero raggiungere il cuore della metropoli. Se poi scelgono di scendere a Lambrate il tempo stimato da Trenord, la società che gestisce i convogli della linea cremasca, è di 50 minuti. Una gran comodità, pensando a traffico e code sulla Paullese. Tempi simili anche per il rientro. Troppo spesso, però, non è così, come si evince dai rilevamenti realizzati dal comitato pendolari cremaschi e relativi agli ultimi quattro mesi del 2019.
Il confronto è con il medesimo periodo del 2017 (il 2018 non è stato preso in considerazione in quanto i convogli subivano costanti ritardi per i lavori di ripristino dei binari a Pioltello, per il deragliamento nel gennaio di quell’anno): rispetto a tre anni orsono, quasi tutti i convogli più utilizzati dai pendolari hanno peggiorato le loro performance.

A questa escalation hanno contribuito vari fattori: i convogli sono troppo vecchi e hanno frequenti problemi tecnici, poi ci sono i costanti guasti agli impianti, dai passaggi a livello ai sistemi che regolano la circolazione dei treni (in questo caso la società di riferimento è Rete Ferroviaria italiana). Per gli utenti, insomma, è una quotidiana sofferenza: a fronte di abbonamenti che costano oltre 100 euro al mese.

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13 Gennaio 2020