L'ANALISI
29 Novembre 2025 - 13:53
CREMONA - Giovanni Zini non è più solo ormai da tanto tempo. Il centenario stadio di via Persico è lo scrigno che racchiude aneddoti, gioie e dolori dell’Usc. È la casa della Cremonese, ma anche l’imperituro ricordo di chi ai colori grigiorossi ha donato tanto. È grazie alle iniziative come quella promossa dagli Amici della storia grigiorossa che oggi l’impianto sportivo di Cremona rende omaggio a Domenico Luzzara, a Erminio Favalli e a Gianluca Vialli. Da ora in avanti però, siederà accanto a loro anche Carla Bonazzoli. La signora Carla, per tutti. Alla storica custode, che ha legato la sua intera esistenza alle vicende della Cremonese e al suo stadio, è stata dedicata una targa che verrà apposta sulla tribuna centrale, lato nord. Per arrivare all’atto finale occorrerà attendere la conclusione dell’iter burocratico, perché lo Zini è un cimelio storico protetto. La targa verrà apposta nel lato che guarda verso via Persico, dove una volta c’era l’ingresso dell’abitazione della signora Carla. Era il primo che si incontrava quando si varcava il classico ingresso dello Zini, era l’angolo da cui si propagava un invitante profumo di caffè e dal quale risuonavano spesso tante voci. Perché Carla non era mai sola. Tecnici, dirigenti, giocatori, personale di servizio, parenti e amici: quando la sede della Usc era al 19 di via Persico, la casa della signora Carla era un via vai allegro.
La cerimonia, consumata sul campo dello Zini, è stata un momento di ricordi, di commozione e di celebrazione per un passato sempre più lontano, la memoria di una realtà nella quale il cuore e i rapporti umani azzeravano le distanze tra le persone. Nutrita la passerella di ex giocatori grigiorossi che hanno conosciuto Carla Bonazzoli: Felice, Garzilli, Mario Montorfano, Claudio Bencina, Marco Nicoletti, Bruno Mignini, Luciano Cesini, Giancarlo Finardi, Cesare Prandelli, Maurizio Gaiardi, oltre a Riccardo Vialli (nipote di Gianluca), Clara Mononico e Cristian e Samantha Favalli, figli di Erminio. In tanti sono intervenuti per ricordare il sorriso solare della signora Carla e i suoi caffè: le nipoti Laura e Maria, l’assessore Paolo Carletti e il padre Giuseppe (storico consigliere grigiorosso), ma anche i tifosi di ieri e di oggi Massimo Fortuna, Simone Azzini e Andrea Melli.

«Non potevamo dimenticare Carla tra i personaggi legati saldamente alla storia della Cremonese», dice Isa Azzini, conduttrice della cerimonia nonché membro degli Amici della storia grigiorossa. «Carla ha vissuto prima con la sua famiglia e dopo da sola sotto la tribuna e ha conosciuto tutti i dirigenti, i tecnici e giocatori della Cremonese, ma anche i tifosi. E li ha ospitati tutti. Oggi la sua casa non esiste più ma non vuol dire che il suo ricordo se ne sia andato, ecco perché l’idea di porre una targa per ricordare il luogo dove lei ha vissuto».
«Con questa targa - hanno ribadito le nipoti Laura e Maria - nostra zia Carla torna a casa per l’ultima volta. Non ha mai voluto lasciarla, nemmeno quando le furono proposte altre sistemazioni».
Con la ristrutturazione dello Zini, Carla Bonazzoli rischiò proprio di dover lasciare i luoghi della sua vita. Tra i tanti a opporsi ci fu anche Emiliano Mondonico, come ricorda la figlia Clara.
«Carla faceva parte della nostra famiglia - racconta - soprattutto ha fatto parte della vita del papà per anni. Non si poteva non dedicarle una targa: è una bellissima storia da raccontare, è una storia che poteva esistere solo a Cremona e sono contenta che papà si sia battuto per farla restare qui anche quando c'è stata poi la ristrutturazione dello stadio. In quell’angolo dello Zini in cui si ritornava ad essere persone normali, in cui c'era la Cremonese romantica, la Cremonese di un tempo e la Cremonese che probabilmente rimarrà per sempre».
Non fu un caso che durante l’ultimo saluto a Carla Bonazzoli, scomparsa nel 2019, il feretro fece tappa un’ultima volta allo Zini, davanti a casa sua, prima di raggiungere il cimitero.
La Cremonese, presente con l’amministratore delegato Uberto Ventura e il direttore generale Paolo Armenia, ha supportato decisamente l’iniziativa.
«Prima di tutto - ha detto Armenia - un ringraziamento va agli Amici della storia grigiorossa che hanno organizzato questo evento. All’interno dello stadio sono state apposte alcune targhe che ricordano tanti personaggi ma alle volte ci si dimentica che dietro a dirigenti, allenatori e giocatori ci sono persone umili che con passione, dedizione e grande professionalità hanno fatto anche loro parte della storia di questa società. Senza il contributo di queste persone che hanno lavorato dietro le quinte i protagonisti non avrebbero potuto svolgere al meglio le loro attività. Quindi è giusto ricordare queste persone che con dedizione hanno aiutato questa società a compiere un lungo percorso».
Cesare Prandelli ha ricordato che Carla Bonazzoli «è stata un grande punto di riferimento. Ogni tanto venivo convocato da ragazzino in prima squadra quando ho bevuto il mio primo caffè dalla Carla mi sono sentito parte della famiglia».
Ognuno ha voluto ricordare la signora Carla a modo suo.
«Ero sempre a casa di Carla - ricorda Paolo Carletti - e allo stadio potevo andare dove volevo o fare quello che volevo tranne due cose: disturbare i giocatori e calpestare il rettangolo di gioco» ha ricordato Paolo Carletti.
«È stata la prima persona incontrata quando sono venuto a Cremona e casa sua sembrava il Maurizio Costanzo show perché era sempre piena di ospiti. Lei era accogliente con tutti», ha detto Finardi.
«Sono arrivato a Cremona a 25 anni e fino ai 60 l’ho sempre frequentata - ha raccontato Nicoletti -. Quando pareva che dovesse lasciare casa le avevo promesso che mi sarei incatenato al cancello di via Persico. Il giorno in cui è stata ricoverata presso la clinica La Pace mi ha chiamato dicendomi che non avevo mantenuto la promessa».
«Ricordare Carla vuol dire raccontare la storia della Cremonese - ha detto Montorfano - perché al di là delle categorie ha sempre amato i colori grigiorossi. Quando giocavo negli allievi un giorno mi regalò un borsone della prima squadra, lei è stata un tassello di quella Cremonese romantica in cui i rapporti umani erano le fondamenta della società».
E’ stata quindi la volta dei tifosi che hanno parlato per bocca di Fortuna, Melli e Azzini: «Quando il calcio era ancora popolare e della gente, ogni sabato il rito del caffè con la Carla riempiva le nostre giornate”. E ancora: «Lei ha protetto la Cremonese, lei era il cuore dello Zini, quello che oggi manca un po’ ovunque».
L’ultimo ricordo è stato affidato a Clara Negri che questo mese celebra 22 anni come segretaria della società, degna erede di Lalla Bacchetta. «Carla era un’amica, ho sempre apprezzato di lei la cura e lo stile impeccabile nel presentarsi alle persone ogni giorno».
Numerose persone hanno seguito dalla tribuna centrale la cerimonia dalla quale è stato esposto lo striscione «Signora Carla grazie del caffè».
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