L'ANALISI
IN MOSTRA ALL’ARCHEOLOGICO
09 Febbraio 2026 - 08:31
CREMONA - Una presenza discreta eppure intensa, silenziosa ma impegnativa: le 42 opere di Chiara Toni esposte al Museo Archeologico San Lorenzo fino al 6 aprile interrogano il pubblico sui temi che l’artista ha indagato e praticato per tutta la vita, mettendo insieme l’impegno sociale, il femminismo - respirato da sempre in famiglia -, l’attenzione ai più deboli, la capacità di trasformare le esperienze personali in universali, la voglia di sperimentare, il coraggio. E davvero visitando la mostra Il giardino privato si ha l’impressione di entrare nel mondo di Chiara, di rivedere il suo sorriso accennato da Monna Lisa, di avvertire la sua determinazione. «L’idea di organizzare una mostra dedicata a Chiara Toni - ha sottolineato l’assessore alla Cultura Rodolfo Bona - è venuta subito dopo la sua scomparsa, il 28 aprile scorso. Un omaggio doveroso e sentito a un’artista e a una donna che per una cinquantina d’anni ha vissuto e lavorato a Cremona, contribuendo a farne uno dei centri più importanti a livello internazionale nel campo dell’arte incisoria. Quanti, e io sono tra questi, hanno avuto la possibilità di conoscerla, la ricordano con ammirazione e affetto».
Un affetto palpabile, una commozione stemperata di sorrisi - «Non è una commemorazione, è una festa», si è ripetuto - diffusa tra i tanti, tantissimi che hanno affollato San Lorenzo. Per ricordare l’artista e la donna, la compagna e l’amica, l’arredatrice e l’incisora che si dedicava senza risparmio ai laboratori didattici per insegnare la tecnica e soprattutto la passione. Mantovana di origine, a meno di vent’anni è approdata a Cremona e qui ha vissuto una cinquantina d’anni. Insieme a Vladimiro Elvieri, compagno di una vita, ha organizzato la biennale L’Arte e Il Torchio, rassegna che per vent’anni ha fatto convogliare a Cremona i più importanti maestri incisori della scena internazionale. Grazie alle biennali, la collezione civica dell’Ala Ponzone si è impreziosita di oltre duemila incisioni realizzate con diverse tecniche: «Dovremo trovare il modo di valorizzarle», ha ammesso Bona. Che ha poi sottolineato come le opere di Chiara ci sorprendano per la sua capacità tecnica e per l’impressione tattile che se ne deriva, hanno la morbidezza del velluto. Elvieri ha sottolineato quanto Chiara Tonia sia stata libera come artista e come donna e come abbia sempre vissuto l’arte come un atto di resistenza. «Sperimentare - ha detto - era un modo per ritrovare sé stessa, liberare la sua vera natura». L’arte di Chiara nasce spesso dal suo inconscio, da percorsi onirici spesso misteriosi. «Essere liberi di creare non è facile - aveva scritto -, bisogna conoscere se stessi, e questo può avvenire attraverso l’analisi del proprio comportamento, avendo interesse per i rapporti interumani e lo scambio di esperienze. Nella mia creazione non c’è l’ispirazione, intesa nel senso di un’illuminazione giunta da chissà dove, ma è come se vivessi un sogno diurno governato dall’inconscio che si riflette, come in uno specchio, nella realtà esterna (...) Lo stesso gesto dell’incidere è per me un modo di pensare, di meditare, libero da ogni costrizione, è la mia dimensione più vera, un magnifico giardino privato».
L’Io che si confronta con l’Altro, con gli Altri. L’Io che si accetta parte del Tutto, sia che indaghi il degrado ambientale o il condizionamento sociale, i riti arcaici o i miti antichi, l’idea di una Madre Terra che accoglie e nutre o la sopraffazione maschile sull’universo femminile. I temi cari a Toni, insomma, che trovano proprio a San Lorenzo - che grazie alla conservatrice Marina Volonté è un museo accogliente e vivo - la collocazione ideale. Di «impegno morale e civile che si manifestava attraverso l’arte e la sua idea dell’arte» ha parlato Donatella Migliore, co-curatrice della mostra. Era un’arte politica, nel senso più nobile del termine, quella di Chiara, guidata sempre da un profondo senso etico. L’arte che non scende a compromessi, l’arte di cui il potere ha paura.
«Chiara - ha detto - amava sperimentare ed è stata una generosa dispensatrice di nuove tecniche incisorie». In mostra ci sono 42 opere e per arrivarci - ha detto ancora Migliore - abbiamo dovuto fare una selezione difficile e spietata. Tante le donne, tanti i gesti simbolici. Come il taglio dei capelli attraverso cui Toni ha voluto rendere omaggio alle ragazze iraniane che lottano per la libertà, ma anche fare riferimento alla malattia affrontata con coraggio e dignità. «Chiara metteva nell’arte e nella vita la propria intelligenza, creava senza infingimenti - ha aggiunto il critico Renzo Margonari - e con la sua arte ci ha cambiati in meglio. Ci sono artisti inutili e altri utili, lei apparteneva a quest’ultima categoria. La lascio con un sorriso e un abbraccio, gli stessi con cui ci salutavamo a ogni nostro incontro».
La mostra Il giardino privato è accompagnata da un catalogo in italiano e in inglese.
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