Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

OPERE CREMONESI PROTAGONISTE

Museo del Novecento: è iniziata l’avventura

Aperta la collezione di don Bonometti. Leone XIV: l’arte allarga orizzonti e prospettive

Gianpiero Goffi

Email:

redazione@cremonaonline.it

30 Novembre 2025 - 08:27

CREMONA - Una celebrazione dell’arte e degli artisti, soprattutto cremonesi, fra Otto e Novecento, una memoria viva della città e del territorio inserita nel tessuto più ampio delle sensibilità e delle relazioni artistiche e culturali del secolo scorso, nel Centro studi Arte del Novecento con il Museo (al quale si uniscono Biblioteca e Archivio) inaugurato ieri pomeriggio nella casa di monsignor Pietro Bonometti, al primo piano di via Marmolada 10. Con la benedizione apostolica e le osservazioni ‘virgolettate’ di papa Leone XIV in un messaggio della Segreteria di Stato vaticana al sacerdote e artista, già docente di storia dell’arte e canonico della Cattedrale.

Inviti selezionati, presenti studiosi e amici, l’assessore comunale alla Cultura Rodolfo Bona, monsignor Attilio Cibolini del Capitolo dei canonici e don Paolo Fabio Carraro, cancelliere della diocesi. A fare gli onori di casa e ringraziare gli intervenuti è stato lo stesso Bonometti in un breve discorso in cui non ha voluto dimenticare nessuno, non le persone competenti che gli sono accanto nella direzione del Centro, a partire da Rita Bertoldi, ma neppure la «manovalanza quasi sempre anonima» senza la quale le case non potrebbero sorgere. Il monsignore ha ricordato anzitutto con riconoscenza il lavoro «costante e silenzioso» dei suoi genitori, Giacomo Luigi Bonometti e Mariangela Carminati, le cui iniziali sono fissate sul cancello d’ingresso. Il papà morì quando il futuro don Pietro aveva solo due anni, e gli subentrò la figura dello zio, don Dante Bonometti «con la sua cultura, il suo gusto per il bello, la sua non piccola raccolta di opere d’arte che, dagli ultimi miei anni di teologia (gli studi in Seminario, ndr) cominciai ad aumentare fino all’altro ieri». Una collezione che il professor Gabriele Barucca, fino all’aprile scorso soprintendente alle Belle arti di Cremona, Lodi e Mantova, ha ritenuto meritevole del riconoscimento statale, pervenuto a maggio, e al cui conseguimento hanno collaborato gli storici dell’arte Filippo Piazza e Federica Tiburzi (che alla collezione dedicherà la tesi). Ora si attende, grazie a Vincenza Petrilli (della Soprintendenza archivistica e bibliografica) e alla direttrice della Biblioteca statale Raffaella Barbierato, analogo riconoscimento per il patrimonio librario e documentale. Bonometti ha concluso osservando che «nelle imprese rischiose cominciare è sempre un’avventura, che sgomenta anche i cauti, non solo i vili», con la serena consapevolezza, però, che «le persone vivono in quello che noi continuiamo a fare».

È poi intervenuto Barucca, ricostruendo il complesso iter che ha portato alla dichiarazione, da parte del ministero dei Beni culturali – approvata all’unanimità nella competente commissione - dell’eccezionale interesse della Pinacoteca, arricchita da sculture, medaglie, vasi sacri e soprattutto da «una raccolta straordinaria di disegni» di cui si è augurato possa essere pubblicato il catalogo, anche grazie all’interessamento del Comune. L’ex soprintendente si era convinto che valesse la pena di chiedere il riconoscimento dopo ripetuti sopralluoghi e un «dialogo aperto con don Pietro». Personalmente, non ha taciuto la viva impressione riportata dai dipinti di Carlo Vittori (con i suoi paesaggi padani) e di Giuseppe Tomé (al quale Bonometti molto deve della propria formazione) che «raccontano la cultura artistica della città». Tuttavia, ha sottolineato, non è importante solo la collezione ma pure il collezionista che ne è l’anima, e dunque la certezza che, per sua volontà, «questa raccolta dovrà rimanere unitaria e non potrà essere smembrata o dispersa».

A concludere la cerimonia inaugurale, prima che i visitatori si volgessero ad ammirare da vicino le opere esposte nelle sale e ora a disposizione degli studiosi, la lettura, da parte di monsignor Bonometti, della lettera giunta dalla Santa Sede. Da papa Prevost la considerazione che lo studio dell’arte allarga orizzonti e prospettive e consente di recuperare uno sguardo volto verso l’alto; uno sguardo che sa arrivare lontano, vincendo tanto «la pigrizia intellettuale», quanto «l’atrofia spirituale».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400